Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

L'addio di Di Maio e la catastrofe antropologica del M5S

Le dimissioni del capo grillino tra motivi politici e ansie da poltrona

Paolo Mazzanti 22/01/2020

Luigi Di Maio Luigi Di Maio Come spiegare la continua diaspora dal M5S, che alla fine non ha risparmiato neppure il capo politico Luigi Di Maio, che ha preannunciato ai ministri grillini le proprie dimissioni, passando il potere al membro anziano del Comitato di garanzia, il viceministro dell'Interno Vito Crimi? Ci sono certo problemi di omogeneità politica per un movimento che nell'invettiva del Vaffa aveva raccolto tutti gli scontenti, dall'estrema destra all'estrema sinistra, e che fatalmente si divide sulle scelte concrete di governo. Ci sono state le sconfitte alle europee e alle regionali, dopo il trionfo delle politiche. C'è stato lo scontro con Conte e Grillo sull'alleanza col Pd, che Di Maio non ha mai accettato del tutto. Ma ci sono anche motivi più prosaici: sono ancora parecchi i parlamentari a rischio espulsione non in regola coi versamenti di parte dello stipendio, che il M5S destina a cause sociali e al finanziamento della (contestata) piattaforma Rousseau. E quanti grillini se ne sono andati o meditano di farlo perché sono al secondo mandato e per le regole del M5S non potrebbero ricandidarsi?
 
E quanti, anche al primo mandato, meditano di approdare ad altre sponde perché, col crollo nei sondaggi e la riduzione dei parlamentari, quasi certamente, anche se ricandidati, non sarebbero rieletti? E' umano che i parlamentari pensino anche e forse soprattutto alla propria rielezione. Ma questo non era stato evidentemente previsto dall'utopistica antropologia grillina, che si è rivelata catastrofica, e che aveva diviso il mondo rigidamente in due: da una parte la Casta, sentina di tutti i vizi; dall'altra il popolo, culla di tutte le virtù. Peccato che i parlamentari grillini, da virtuosi cittadini, una volta eletti si siano  subito "castizzati" e abbiano assunto molti dei vizi che fino al giorno prima deprecavano. E il povero Di Maio, ormai apertamente contestato da molti dei suoi, ha deciso di gettare la spugna: forse perché anche lui, nella famosa crisi d'agosto, ha pensato molto alla propria poltrona ministeriale. Se fosse rimasto fuori dal governo, come alcuni gli suggerivano, probabilmente oggi sarebbe ancora capo politico. Mentre per salvare la poltrona ministeriale si è giocato il ruolo di capo politico.
TAG: m5sdi maio
Altre sull'argomento
A chi parla il ôsindaco d'Italiaö
A chi parla il ôsindaco d'Italiaö
E' rivolta soprattutto a Salvini la proposta di Renzi di eleggere ...
Altro parere
Altro parere
Coglionevirus
Le piazze diverse dei due movimenti
Le piazze diverse dei due movimenti
A Roma sabato e domenica prima i grillini, poi le sardine
Grillini in piazza tra venti di crisi
Grillini in piazza tra venti di crisi
Quasi rottura tra Conte e Renzi che forse pensa a un nuovo ribaltone
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.