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Quale agenda per il 2020

Al Paese servirebbe soprattutto dire la veritÓ e smetterla di illudere i cittadini meno critici

Riccardo Illy 16/01/2020

Giuseppe Conte Giuseppe Conte L'inizio dell'anno nuovo è sempre un momento propizio per i buoni propositi. Farne per l'Italia è però difficile, tanto catastrofici sono i suoi principali indicatori. La popolazione è in calo per la natalità, seconda più bassa al mondo e al calo di arrivi di immigrati; i giovani, perfino i recenti immigrati, lasciano il paese non perché non trovino lavoro, ma perché altrove li retribuiscono meglio; abbiamo, anche fra i giovani, metà dei laureati rispetto alla media europea, anche perché spendiamo la metà sul Pil in educazione, così come spendiamo la metà in ricerca; abbiamo il terzo maggiore debito pubblico, rispetto al Pil, al mondo e soprattutto non siamo capaci di ridurlo; abbiamo l'ordinamento giuridico più complesso e incerto fra i paesi occidentali, ciò che ci rende poco stimolanti per le imprese locali e poco attrattivi per i capitali stranieri; non abbiamo ancora recuperato il Pil, assoluto e pro-capite, ante grande recessione del 2008. Dando uno sguardo al futuro non si intravvede nulla di positivo; da parte della politica (quella con la P non si vede da tempo) non arrivano segnali incoraggianti; si vivacchia alla giornata senza strategia lasciando spazi mediatici ai demagoghi.
 
Tra qualche anno inoltre, quando probabilmente il nostro debito/Pil avrà superato il 140%, finirà la pacchia (quella vera!) finanziaria, aumenteranno i tassi portandoci dritti verso una stretta con conseguente recessione o più probabilmente, per l'ignavia della politica, verso l'insolvenza. Di cosa avremmo bisogno per salvarci? Anzitutto di dirci e dire la verità, smettendo di nasconderla sotto i tappeti, illudendo i cittadini meno critici che sia possibile fare a meno degli immigrati, aumentare il debito per stimolare l'economia o andare in pensione a 65 o addirittura 62 anni per sempre. Nel paese ci sono molte ricchezze e risorse - imprenditori, manager, lavoratori, professionisti – di eccellenza; vanno liberate dalla camicia di forza di norme che il Parlamento continua a costruire; basti pensare a come l'ultima legge di bilancio abbia complicato il pagamento delle imposte sulle auto, richiedendo anche per questo l'intervento di un commercialista o un Caf. L'unica riforma a costo zero necessaria è semplificare l'ordinamento giuridico, che consentirebbe peraltro di ribilanciare il potere legislativo e quello giudiziario e di contenere la corruzione. Ma la madre di tutte le riforme, dalla quale solo può discendere quella della semplificazione, è quella della legge elettorale. Abbiamo bisogno di un sistema elettorale che faccia prevalere la governabilità sulla rappresentatività; è questo il sussulto che alla politica, in questo fervorino di inizio d'anno, possiamo chiedere.
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