Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Troppi vuoti nel film su Craxi

Si salva solo l'interpretazione dello "Zelig" Pierfrancesco Favino

Giancarlo Santalmassi 14/01/2020

Una foto di scena del film Una foto di scena del film "Hammamet" Premessa necessaria: quella di Craxi è un'epoca che molti italiani hanno vissuto (il nostro è un paese di vecchi) ed è difficile fare un film su qualcosa che è anche il proprio vissuto. Detto questo, Gianni Amelio poteva risparmiarci il suo orrendo film. Quello che si vede al massimo è un "Bagaglino" di gusto orribile, al quale mancano persino l'ambiguità raffinata di un Leo Gullotta, la supergrossolanità di Pippo Franco o l'ironia di Oreste Lionello. Non c'è traccia delle telluriche conseguenze storiche della dichiarazione del Midas (hotel della periferia romana sulla via Aurelia) di "autonomia" del socialismo dal Pci. Mentre un Francesco de Martino era fautore degli equilibri più avanzati (allenza col Pci, appunto, detta Fronte popolare, sonoramente battuta alle elezioni del dopoguerra del 1948 con la Dc che ebbe la maggioranza relativa dei voti e assoluta dei seggi), Bettino Craxi fu eletto segretario del Psi sconfiggendo proprio De Martino, al Midas, nel 1976. Stanno per ricorrere i 20 anni della sua morte. Ed ecco perciò il film.
 
Nessun riferimento al fatto che Craxi varò la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, categoria ritenuta impunibile da loro stessi e che probabilmente è all'origine dell'accanimento. Non basta il rifiuto di tornare in Italia deciso per non ammettere che la politica aveva perso il suo primato, pilastro del craxismo. Nessun cenno al discorso che fece alla Camera in cui ricordava che tutta la politica si finanziava così, nel silenzio generale. E che l'autonomia socialista ha impedito la nascita del cattocomunismo, cioè l'alleanza tra due chiese. Due sole cose si salvano: la battuta iniziale fatta al congresso all'Ansaldo a Milano in cui un delegato lo prende da parte per avvertirlo di strani movimenti e perquisizioni. "Non siamo l'unico partito che riceve finanziamenti, la chiesa rifornisce i suoi" dice Craxi. E non farebbe una grinza. Ma il delegato gli fa notare: "Ricordati che noi non siamo la chiesa. Siamo i cani in chiesa". E si salva la grande interpretazione di quello Zelig che è Pierfrancesco Favino, Buscetta ne "Il traditore" e, fisicamente perfetto, Craxi in "Hammamet".
Altre sull'argomento
Le radici di Tangentopoli
Le radici di Tangentopoli
Riflessioni in margine al film sulla fine di Craxi
Altro parere
Altro parere
Il re degli anni Ottanta
Gli errori (a sinistra) sulla Libia
Gli errori (a sinistra) sulla Libia
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.