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Addio coalizioni e candidati premier

Il progetto di nuova legge elettorale proporzionale rilancia il ruolo dei singoli partiti

Paolo Mazzanti 10/01/2020

L'aula della Camera L'aula della Camera Addio scelta del governo, coalizioni, candidati premier. Bentornati partiti, alleanze parlamentari, governi fragili. E' il senso della proposta di legge elettorale frutto del quasi accordo di maggioranza e del sostanziale assenso della Lega. A meno di sorprese imprevedibili, voteremo dunque col proporzionale in circoscrizioni piccole (modello spagnolo) con sbarramento al 5% (modello tedesco) e forse con "diritto di tribuna" per i piccoli partiti che pur non raggiungendo il 5%, raccolgano un certo numero di voti a livello territoriale (su questo c'è però la contrarietà di Italia Viva). Dopo 25 anni di maggioritario vero (Mattarellum, dal 1994 al 2001) e spurio (Porcellum dal 2006 al 2013, e Rosatellum nel 2018), torneremo dunque al proporzionale con sbarramento per scoraggiare la frammentazione.
 
Noi elettori, alla faccia del referendum pro-maggioritario del 1993, non potremo più scegliere governo e premier. Come nella Prima Repubblica, dovremo contentarci di indicare il partito cui affidare il nostro granello di sovranità. Toccherà poi ai partiti mettersi d'accordo in Parlamento per formare governi fatalmente fragili, perché non battezzati dal voto popolare. Questa soluzione fa comodo a Di Maio, che non dovrà scegliere una coalizione e potrà evitare il trionfo di Salvini; a Zingaretti, che potrà ricucire la frattura a sinistra e giostrare tra i grillini e il centro; alla fine gioverà anche a Salvini, che non dovrà "impalmare" né la Meloni crescente, né il Berlusconi calante e potrebbe persino sostituirli con Renzi. Chi ci rimette sono Tosi, Calenda, Bonino, i Verdi e gli altri "nanetti" (che senza coalizioni rischiano di sparire), più Conte che non potrà fare il candidato premier della coalizione di centrosinistra, come forse sperava, e dovrà inventarsi un altro ruolo e forse un partito per continuare a far politica.
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