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I neo partiti che sperano nel proporzionale

I movimenti personali di Renzi, Calenda e Toti rendono pi¨ complesso e meno governabile il sistema politico

Riccardo Illy 27/11/2019

Carlo Calenda Carlo Calenda Una delle poche affermazioni condivisibili attribuite (anche) a Mussolini è "governare gli italiani non è difficile, è inutile". In effetti da quando è stata costituita la Repubblica Italiana i rappresentanti del popolo, i parlamentari, hanno approvato una serie di leggi elettorali che consentono tutto, in particolare la rappresentanza di ogni nuovo partito, meno che la governabilità del paese. E gli elettori, che hanno di volta in volta votato per qualunque nuovo simbolo, hanno dimostrato di apprezzare. Anche dopo il referendum Segni, con il quale una maggioranza schiacciante di votanti eliminò il sistema proporzionale, il Parlamento affidò al sistema maggioritario solo il 75% degli eletti. Oggi, dopo aver concluso come nel gioco dell'oca un intero giro, siamo tornati alla casella zero: sistema proporzionale con un insignificante 25% di maggioritario.  Sistema che il Pd aveva voluto per impedire al M5S di vincere e che, dopo che questo è diventato la prima forza politica, per ironia della sorte ha portato lo stesso Pd in maggioranza col M5S.
 
L'attuale legge elettorale, pur prevedendo una soglia di sbarramento al 3%, essendo una legge proporzionale sta incentivando la nascita di nuove forze politiche che allontaneranno ulteriormente l'obiettivo (di chi?) di rendere governabile il paese. Nasce così Italia viva di Matteo Renzi che ambisce a risultati a due cifre ma che quantomeno dovrebbe superare lo sbarramento. Poi Azione di Carlo Calenda, nomade politico (è partito con Scelta civica, poi è passato al Pd, a Siamo europei e infine ad Azione). Forte del primato di preferenze alle elezioni europee ha pensato che queste siano trasformabili in voti; fatto smentito in passato da diverse esperienze simili. E' infatti improbabile che riesca a superare, sempreché si vada al voto col Rosatellum, lo sbarramento del 3%. Stesso problema che avrà Giovanni Toti con il suo nuovo partito Cambiamo! Almeno Calenda è stato un apprezzato ministro dello Sviluppo che ha promosso la legge su industria 4.0 che lo ha reso celebre; Toti è stato invece un incolore coordinatore di Forza Italia, partito padronale in declino.
 
Sono partiti top-down ispirati a una persona. Che in genere non è stata capace di costruire un sistema di valori, strategie, obiettivi né una organizzazione tali da innescare un movimento bottom-up, l'unico in grado di garantirne la sopravvivenza indipendentemente dalle fortune del fondatore. Le nuove forze politiche non aggiungono nulla di significativo all'anemico panorama politico italiano se non elevarne il livello di complessità e ingestibilità. E' peraltro probabile che, o grazie al voto referendario promosso dalla Lega e appena ammesso dalla Cassazione o grazie a un sussulto di senso di responsabilità del Parlamento che potrebbe approvare una legge maggioritaria a doppio turno, questi neo partiti saranno spazzati via senza che nessuno poi ne senta la mancanza. 
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