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Difficile immaginare la Lega nel Ppe

Sulle ipotesi di adesione pesano le differenze dei valori fondativi

Riccardo Illy 11/11/2019

Matteo Salvini Matteo Salvini Da qualche giorno si vocifera sull’ipotesi di adesione della Lega al Ppe, il partito moderato di centro-destra fondato nel 1976 e maggiore “azionista” del Parlamento europeo. Le smentite si sono susseguite negli anni dopo ogni illazione sul tema; memorabile quella di maggio di Angela Merkel e quella del 16 ottobre del capogruppo del Ppe nell’Europarlamento Weber. Entrambi hanno escluso categoricamente la possibilità che la Lega aderisca al Ppe. Anche Salvini, in una intervista del 13 settembre,  ha dichiarato che finché L’Europa non cambierà posizione su immigrazione, economia, finanza, banche e commercio la Lega non potrà entrare nella maggioranza. Cioè nel Ppe che ne costituisce il nocciolo duro. Ma si sa che in politica le dichiarazioni di ieri possono essere sovvertite domani, secondo convenienza. Al di là di indiscrezioni e dichiarazioni, tra cui quella possibilista del vice Giorgetti, sembra improbabile che la Lega possa essere ammessa nel Ppe, a meno di abiure plurime.
 
Il Ppe annovera fra i suoi valori fondanti non solo la libertà, l’uguaglianza, la democrazia rappresentativa, i diritti dell’uomo, l’unità europea ma anche, udite udite, la “ protezione ai rifugiati politici ed a coloro che fuggono dalle guerre civili” (dal sito del gruppo Ppe). Valori che sono in buona parte incompatibili con quelli di un partito nazionalista, che ha promosso (anche se poi se l’è rimangiata) l’uscita dall’euro e il cui leader, usando (o abusando?) dei suoi poteri di Ministro dell’Interno ha tenuto a mollo per settimane centinaia di immigrati a prescindere dalle motivazioni che li inducevano a cercare rifugio in Italia. E in barba al rispetto dei più elementari diritti dell’uomo. È vero che la politica è l’arte del possibile, ma con queste premesse l’adesione della Lega al Ppe sembra davvero improbabile, se non impossibile.
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Riccardo Perissich 14/11/2019 15:25
Ci sono i valori, ma anche la realtÓ politica. negli ultimi anni il PPE Ŕ notevolmente cambiato con il drastico ridimensionamento della componente italiana e francese, entrambe peraltro spostate a destra. oggi Ŕ cresciuta l'importanza dei partiti dell'est. il predominio "occidentale" non Ŕ quindi pi¨ cosý assoluto. E' tuttavia probabile che il blocco dei tedeschi, beneluxiani e scandinavi sarÓ sufficiente a tenere la porta chiusa a un nuovo Orban. E' tuttavia anche probabile che di questa ipotesi si continuerÓ a parlare, per interesse di Berlusconi e dei francesi (che per˛ con la sostituzione di Daul con Tusk alla presidenza diventeranno marginali.). C'Ŕ poi l'interesse di chi come Giorgetti spera cosý di far evolvere la Lega, ma questa Ŕ una dinamica interna. In caso, se ne potrÓ parlare seriamente solo se e quando Salvini avrÓ i "pieni poteri" in Italia.