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La scorta alla Segre e i parallelismi di Salvini

ôAnch'io ricevo minacce quotidianamenteö ha detto senza vergognarsi il leader della Lega

Paolo Mazzanti 07/11/2019

La scorta alla Segre e i parallelismi di Salvini  La scorta alla Segre e i parallelismi di Salvini "Le minacce contro la Segre, contro Salvini, contro chiunque sono gravissime. Anch’io ne ricevo quotidianamente" ha detto senza vergognarsi Matteo Salvini commentando l’assegnazione della scorta alla senatrice a vita, bersaglio quotidiano di insulti e minacce. Il leader della Lega non capisce una cosa elementare: lui è un combattente politico, agisce nell’agone dello scontro pubblico dove si espone con posizioni forti e a volte provocatorie (come quando insultò in tv una rom), che possono suscitare reazioni verbalmente violente. Liliana Segre, 89 anni, è la testimone (giustamente nominata senatrice a vita) dell’Olocausto, il maggior crimine dell’umanità, e del suo epicentro tragico, Auschwitz, dove fu deportata da bambina. “In un luogo come questo – disse Papa Benedetto XVI - vengono meno le parole, può restare soltanto uno sbigottito silenzio che è un grido interiore verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?”.  
 
“Un cristiano – ha detto Papa Francesco - non può essere antisemita. Sarebbe una contraddizione della fede e della vita”. Eppure il “cristiano” Salvini, baciatore di rosari e invocatore della Vergine, mette sullo stesso piano le minacce alla Segre e quelle, ovviamente condannabili, che riceve lui stesso, come se la Segre fosse un leader politico (forse del “partito semita”?). E non si rende conto (o forse se ne rende conto fin troppo bene) che in questa svalutazione implicita dell’immensa gravità dell’ Olocausto, in questo parallelismo riduzionista, in questa costante banalizzazione c’è forse il seme più pericoloso dell’antisemitismo. Che ne pensano Berlusconi, Tajani, la Gelmini, Toti e gli altri variopinti “moderati” che gli reggono la coda?
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