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Antisemitismo e sovranismo

Forse Ŕ ora di riprendere l'idea di portare Israele nell'Unione europea

Giancarlo Santalmassi 04/11/2019

Liliana Segre Liliana Segre A leggerne la definizione sul vocabolario appare persino neutrale: "Antisemitismo: sostantivo maschile indicante avversione all'ebraismo, evolutasi in forme di persecuzione o sterminio da una base essenzialmente propagandistica, dovuta a degenerazione nella ricerca di un capro espiatorio da parte di classi politiche impotenti". Ecco: tra gli effetti più suggestivi del dibattito relativo al voto sulla commissione straordinaria contro l'odio, il razzismo e l'antisemitismo proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre, oggetto di insulti sul web, e poi votata, c'è un aspetto interessante. Per la prima volta il Parlamento, pur dividendosi sul voto, ha mostrato di avere a cuore il tema dell'impegno contro l'antisemitismo. Lo hanno mostrato a loro modo i partiti che hanno votato, anche per un partito come il M5s, che in passato ha spesso giocato con l'antisemitismo e con l'antisionismo - chiedere ad Alessandro Di Battista che ha detto "sono le azioni del governo israeliano la benzina gettata sul fuoco degli antisemiti nel mondo".
 
Ma lo hanno mostrato nelle ore successive al voto anche i partiti che non hanno votato a favore e che, una volta compreso di essersi infilati in un vicolo cieco - come si fa a non votare a favore di una commissione contro l'antisemitismo proposta da una senatrice sopravvissuta all'Olocausto? - si sono tutti affannati per dimostrare di essere anche loro contro l'antisemitismo. E' riuscito con più facilità a Berlusconi, che tra tutti i politici italiani è quello che negli ultimi anni ha mostrato, con meno contraddizioni, vicinanze non strumentali al popolo ebraico; è riuscito meno facile agli altri componenti della coalizione di centrodestra. E questo non per ragioni legate a episodi spiacevoli registrati in Aula, come le urla "sionista-sionista" arrivate due giorni fa dai banchi di Fratelli d'Italia contro il deputato del Pd Emanuele Fiano, ma per ragioni legate all'identità più profonda del pensiero nazionalista e sovranista (vero Salvini?).
 
E il problema per gli alleati di Berlusconi è lo stesso che i più avveduti avvertono da mesi: un politico davvero interessato alla lotta contro l'antisemitismo può permettersi di giocare come se nulla fosse con gli istinti xenofobi, con la grammatica del fascismo, con le citazioni del duce, con la retorica nazionalista e persino con gli atteggiamenti aggressivi contro la comunità rom senza preoccuparsi del fatto che una volta che si accende il ventilatore dell'estremismo il vento di fango che si viene a generare rischia, semplicemente, di non essere più controllabile. L'antisemitismo non è un problema che riguarda solo gli ebrei o i sopravvissuti all'Olocausto, ma è la spia di quelli che sono gli effetti dell'estremismo di ogni genere. E che rischiano di diventare incontrollabili. Va ricordato, come ha sintetizzato la questione Papa Francesco, che "l'eccessiva rivendicazione di sovranità da parte degli Stati", quando degenera in un "nazionalismo conflittuale", produce "razzismo o antisemitismo". Infine, il figlio primogenito della Segre, dopo l'astensione del centrodestra, ha detto: «Credete che con quel numero sul braccio lei si lasci strumentalizzare da qualcuno?». Per questo forse vale la pena non sottovalutare l'ipotesi pannelliana di sfidare gli estremismi portando Israele in Europa.
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