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Matteo e Giggino contro Conte

Solo Grillo pu˛ sventare il rischio di una crisi di governo in primavera che potrebbe portare a elezioni anticipate

Paolo Mazzanti 21/10/2019

Matteo e Giggino contro Conte Matteo e Giggino contro Conte Ormai nei palazzi romani si mormora questo scenario: in primavera (o prima) Renzi farà cadere il governo Conte e proporrà all’ex odiato Di Maio di fare il presidente del Consiglio di un nuovo governo, magari con lui stesso come vice. Chi ci rimetterebbe, oltre a Conte, sarebbe il Pd,  escluso dall’asse Matteo-Giggino e ridotto a fare il portatore d’acqua (cioè di parlamentari) al nuovo esecutivo Di Maio-Renzi. Per questo nel Pd si dice che Zingaretti non si farebbe incastrare, ma chiederebbe a Mattarella di sciogliere il Parlamento e andare ad elezioni anticipate, proponendo Conte come candidato premier del centrosinistra. Lo scenario è fantasioso e rischia di avere come unico vincitore Salvini. Però coglie un punto.
 
Ormai Conte è nel mirino di Renzi e Di Maio che non sopportano il suo protagonismo e i suoi successi e non perdono occasione di fargli le pulci, mentre gode del sostegno del Pd. E’ vero che il premier è molto popolare, ma ha un punto debole, lo stesso di Prodi, cui viene spesso accostato: non ha un suo partito. Anche se sembra il vero leader dei Cinquestelle, sia nel gradimento nei sondaggi sia per l’ovazione riscossa alla festa grillina a Napoli, il capo politico del Movimento resterà Di Maio per i prossimi due anni, anche se molti parlamentari lo criticano ormai apertamente e sostengono il premier. Qui, nel conflitto Conte-Di Maio che sta lacerando il M5S, si annida un elemento di fragilità del governo. Una fragilità che solo Grillo, che ha fatto assurgere Conte alla dignità di “elevato”, potrebbe risolvere: se davvero vuole consolidare l’intesa M5S-Pd, dovrebbe licenziare Di Maio da capo politico (come Garante del Movimento lo può fare) e sostenere Conte come nuovo leader del M5S.
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