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L'ergastolo ostativo, arma contro la mafia

Chi non collabora non puo' accedere a permessi e benefici

Giancarlo Santalmassi 09/10/2019

L'ergastolo ostativo, arma contro la mafia L'ergastolo ostativo, arma contro la mafia Da noi è sempre mafia. Siamo il paese del “c’ho un amico che”...e siamo sempre alla ricerca di un padrino. E l’ultima notizia che ci viene da Strasburgo è davvero scioccante. Vale la pena ricostruirla. Riguarda una legge ideata personalmente da Giovanni Falcone nel 1991: è il cosiddetto ergastolo ostativo: una preclusione prevista per tutti i detenuti al carcere a vita che non hanno mai collaborato con la giustizia.  Il caso in esame riguardava Marcello Viola, condannato all’ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, sequestro di persona, omicidio e possesso illegale di armi. Una volta uscito dopo sei anni dal 41-bis, Viola aveva chiesto un permesso premio e la possibilità di accedere alla liberazione condizionale. Le sue domande erano sempre state rifiutate: Viola non aveva mai collaborato (anzi, si è sempre dichiarato innocente) e, dunque, per l’ordinamento penitenziario italiano non poteva accedere ad alcun beneficio o alla liberazione condizionale. La Corte europea dei diritti umani, si è pronunciata a suo favore e contro l’ergastolo ostativo. Contro quella prima sentenza il governo italiano aveva presentato ricorso alla Grande Chambre della Corte, spiegando come la mafia sia la principale minaccia alla sicurezza nazionale, europea e internazionale (gli inglesi avevano capito la pericolosità della mafia solo quando scoprirono nel cuore di Londra interi appartamenti pieni di valuta).
 
L’articolo 27 della Costituzione, che stabilisce che le pene non possano «consistere in trattamenti contrari al senso di umanità» e debbano di conseguenza «tendere alla rieducazione del condannato» (nel caso di mafiosi che decapitano o sciolgono bambini e avversari nell’acido verrebbe dadire ‘ciao core’). Beccaria non aveva previsto evidentemente la mafia, forse ancora circoscritta alla Sicilia, e non ancora quella dei colletti bianchi che investivano in Borsa. Da anni nelle intercettazioni si sentono mafiosi che parlano dell'Europa come ultima possibilità per non morire in carcere e infatti dopo la sentenza Viola altri 250 condannati, hanno presentato ricorso al Comitato delle Nazioni unite, mentre la maggior parte delle 1250 persone che sottoposte a ergastolo ostativo sono pronte a chiedere permessi e benefici. Citando ovviamente la sentenza Viola nelle loro richieste. Il rischio è che il nostro Paese si trovi a dover risarcire, anche con cifre importanti, gli ergastolani colpevoli di diritti efferati come Leoluca Bagarella o giuseppe Graziano. Ricorda Pietro Grasso:"La decisione di non accogliere il nostro ricorso è figlia di una scarsa conoscenza del modello mafioso italiano. Non è un caso che l’abolizione dell’ergastolo fosse uno dei punti del papello di Riina per fermare le stragi. Questa legge, dura ma non incostituzionale, pone i mafiosi davanti a un bivio: essere fedeli a Cosa nostra e pagarne le conseguenze o collaborare con lo Stato e iniziare il processo di ravvedimento e rieducazione previsto dalla Costituzione. Senza di questo non si può concedere alcun beneficio”. “Chi conosce storicamente Cosa nostra sa bene che l’unica vera preoccupazione per i mafiosi è proprio l’ergastolo, inteso come effettiva reclusione senza alcuna possibilità di accedere ai benefici - ha aggiunto il magistrato Alfonso Sabella - Attenuare la portata dell’ergastolo costituisce un chiodo fisso nei vertici dell’organizzazione e la decisione della Corte europea è un regalo alla criminalità organizzata. Probabilmente il nostro governo riuscirà a trovare una soluzione, altrimenti l’impatto sarebbe devastante perché un migliaio di ergastolani potrebbe usufruire di permessi e questo potrebbe finire per creare nuovi fuggitivi e latitanti. Un po’ pero' ce la siamo cercata, usando l’ergastolo ostativo come forma di ritorsione, ad esempio quando Provenzano è stato fatto morire al 41 bis da vegetale”.
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