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Il Russiagate "de noantri"

Dubbi e quesiti che coinvolgono Conte, Renzi e i nostri servizi

Rocco Cangelosi 08/10/2019

Il Russiagate Il Russiagate "de noantri" Per la più informata stampa Usa, la visita in Italia del Segretario di stato Mike Pompeo, ufficialmente dedicata a temi di politica estera (dazi, sanzioni alla Russia, Libia, Iran...), avrebbe avuto come primo obbiettivo quello di screditare l'operato dell'ex procuratore speciale Mueller sul caso Russiagate, nel quale risulterebbero coinvolti i servizi italiani, un alto diplomatico australiano, la Link University di Vincenzo Scotti, nonché Joseph Mifud un oscuro professore legato alla Link, che avrebbe rivelato a George Papadopulos, collaboratore di terz'ordine nella campagna elettorale di Trump, che i russi erano in possesso di migliaia di mail compromettenti di Hillary Clinton comprovanti azioni a danno del candidato repubblicano. Il fantomatico Mifsud avrebbe inoltre favorito un contatto di Papadopulos con alti funzionari russi, mentre in realtà si tratterebbe di una studentessa della Link, Olga Polinskaia, sedicente nipotina di Putin, e di un certo Ivan Timofeev, che vantava di essere vicino a Lavrov, ministro degli esteri di Putin.
 
Questi sono i fatti riportati da molti giornali italiani e America tra cui il New York Times e sui quali il Presidente Conte si è impegnato a fare chiarezza al Copasir. Quello che emerge tuttavia da questa torbida ed oscura vicenda, con aspetti talora da spy story "de noantri", è in primo luogo l'apparente compiacenza dei nostri servizi che al di la' di ogni protocollo e regola diplomatica si sarebbero prestati alle richieste di un nostro alleato, ma sempre una potenza straniera, su questioni non riguardanti in alcun modo la sicurezza nazionale, ma un'inchiesta ordinata da Trump per finalità di politica interna. L'altro aspetto inquietante è che gli stessi servizi avrebbero agito su specifica indicazione della Presidenza del Consiglio, a seguito della richiesta fatta pervenire da Trump al Presidente Conte attraverso il procuratore Generale William Barr insieme al procuratore del Connecticut John Durham per verificare quale ruolo agenti italiani avrebbero giocato in quello che Trump considera un complotto internazionale contro di lui. Il terzo punto di domanda è per quale motivo Conte non ne abbia fatto parola con i ministri competenti e col Copasir. E a questo punto le indagini sulle presidenziali americane del 2016 si intrecciano con la politica italiana e lasciano intravedere scambi di informazioni in cambio di assist politici. La questione riguarderebbe infatti anche il precedente premier Renzi (che ha smentito querelando Papadopulos) per opposte ragioni.
 
Quest'ultimo, secondo Papadopulos, per compiacere Obama avrebbe dato via libera alla collaborazione con i servizi americani per danneggiare la campagna di Trump. Infine per mettere le cose a posto e superare la denuncia del New York Times, secondo cui Trump avrebbe utilizzato la rete diplomatica per fini personali, il sottosegretario alla giustizia Graham ha scritto una lettera ai premier dei tre paesi coinvolti nell'inchiesta, Italia,Australia e Gran Bretagna, chiedendo ufficialmente di collaborare. Ma, come si dice a Roma, la toppa è peggio del buco.
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