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Ticket differenziati? Va bene ma...

Le agevolazioni sulla base del reddito rischiano di aumentare le disuguaglianze e premiare gli evasori fiscali

Paolo Mazzanti 07/10/2019

Ticket differenziati? Va bene ma... Ticket differenziati? Va bene ma... Il nuovo mantra della legge di bilancio è la graduazione di ticket sanitari e agevolazioni fiscali sulla base del reddito: chi supera una certa soglia (tipo 100 mila euro l’anno) non avrà diritto ai ticket e godrà di agevolazioni fiscali (per esempio per le ristrutturazioni edilizie) inferiori a chi guadagna meno. Tutto bene. Salvo una cosa. Che nel nostro sistema fiscale ancora basato sulla progressività, avviene già che chi guadagna di più paga proporzionalmente di più rispetto a chi guadagna meno. Se alla progressività fiscale sommiamo anche differenze reddituali nell’accesso a benefici di welfare tipo i ticket o agevolazioni fiscali differenziate, penalizziamo i ricchi due volte.
 
E poi la fotografia reddituale dell’Italia è totalmente inattendibile, se si pensa che solo 13 mila contribuenti dichiarano più di 300 mila euro l’anno e solo 450 mila arrivano a 100 mila. Quindi queste pratiche rischiano di allargare, anziché restringere le differenze: gli evasori continueranno a godere di benefici accessori che i contribuenti onesti perderanno. E’ vero che il governo sembra voler finalmente combattere l’evasione fiscale con diffusione di carte di credito, lotterie fiscali, giro di vite su truffatori e  teste di legno, ma bisognerebbe attendere gli esiti di questa guerra sacrosanta. E si potrebbe aggiungere anche un’altra misura: tutti coloro che chiedono agevolazioni specifiche, dagli asili nido gratuiti all’esenzione dalle tasse universitarie fino alla concessione di borse di studio e presalari, saranno automaticamente sottoposti ad accertamento fiscale.
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