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Il rebus elettorale

La Lega ha presentato in Cassazione il referendum per modificare in senso maggioritario l'attuale legge

Paolo Mazzanti 30/09/2019

Il rebus elettorale Il rebus elettorale  La Lega ha presentato in Cassazione il quesito referendario sulla legge elettorale maggioritaria (già battezzata da Calderoli "Popolarellum") approvato da 8 consigli regionali di centrodestra, col voto anche dei forzitalioti, nonostante l'iniziale contrarietà di Berlusconi.  Riassumiamo. Il voto finale sul taglio dei parlamentari, previsto per il 7-8 ottobre, ha posto il tema della revisione della legge elettorale in senso proporzionale. Salvini si è opposto e ha chiesto ai consigli regionali di centrodestra di chiedere il referendum abrogativo della parte proporzionale dell’attuale legge elettorale, in modo da far sopravvivere solo i collegi uninominali che verrebbero estesi all’intero Parlamento. Ma così, fanno notare parecchi costituzionalisti, la legge che uscirebbe dal referendum non sarebbe immediatamente applicabile, come chiede la Corte Costituzionale, perché ci vorrebbe del tempo per ridisegnare i collegi elettorali. Sicché è molto probabile che il referendum venga bocciato.
 
Nel frattempo, ci sono ripensamenti nel Pd sul ritorno al proporzionale. Anche se i parlamentari saranno ridotti dagli attuali 945 a 600 (400 deputati e 200 senatori, più quelli a vita) potrebbe egualmente sopravvivere una legge elettorale maggioritaria (come in altri Paesi), visto che ormai si sta tornando a uno schema politico bipolare. Due sono le leggi che si presterebbero meglio alla situazione italiana: il doppio turno alla francese (dove al primo turno si presentano tutti i partiti e al secondo solo quelli che superano una certa percentuale), oppure un premio di maggioranza alla coalizione che raggiunga un livello alto di voti (il 46-48%): in questo caso, tra l’altro, sarebbero gli elettori a decidere se far scattare il premio di maggioranza (pari per esempio al 5-6% dei seggi). Se concentreranno il voto sulle coalizioni maggiori, il premio scatterà e la coalizione vincente potrà governare col 52-53% dei seggi. Se invece gli elettori sparpaglieranno il voto, il premio non scatterà e ci terremo il proporzionale col suo strascico di ingovernabilità.    
 
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