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E ora il Pd ridiventi Pds

Col divorzio di Renzi Ŕ fallito il disegno politico dai cui 12 fa anni nacque il Partito democratico

Paolo Mazzanti 19/09/2019

Nicola Zingaretti Nicola Zingaretti Al di là delle motivazioni più o meno narcisiste e dei tempi probabilmente sbagliati, l’addio di Renzi al Pd sulle note di Bandiera Rossa intonate dai militanti piddini al comizio finale di Zingaretti alla Festa nazionale dell’Unità, rappresenta il fallimento del disegno politico che portò Valter Veltroni a creare il Partito democratico il 14 ottobre 2007. L’unificazione tra Pds e Margherita (erede della sinistra Dc), già definita da D’Alema “amalgama non riuscita”, in 12 anni ha subito due scissioni, prima a sinistra con Bersani e lo stesso D’Alema e ora a destra con Renzi.
 
La verità è che i protagonisti della fusione sono rimasti ancorati alle loro vecchie case e non sono riusciti a creare una nuova identità politica proiettata al futuro. Veltroni aveva in mente una “terza via” tra liberismo e socialismo, vagamente clintonian-blairiana, ma i suoi compagni ex comunisti hanno sempre considerato il Pd semplicemente l’erede del vecchio Pci e non hanno tollerato la scalata renziana al partito. Renzi, dal canto suo, pur citando spesso La Pira, il sindaco fiorentino “della povera gente” e pur rivendicando, anche in questi giorni, di aver adottato provvedimenti “di sinistra” come l’aumento dei fondi contro la povertà, gli 80 euro o le leggi sulla disabilità, ha dato l’impressione di adottare una linea neoliberista troppo attenta ai padroni e poco ai ceti popolari. Sicché, anche quando aveva il 70% del partito e tutto il potere esecutivo, si sentiva “un intruso" nel suo stesso partito. Oggi, dopo il divorzio, per onestà il Pd dovrebbe riprendere la “s” e ridiventare Pds (Partito democratico della sinistra) mentre Renzi sotto la sua “Italia Viva” dovrebbe scrivere “partito neodemocristiano”.      
 
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