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La giustizia della discordia

Nessuna intesa tra M5S e Lega sulla riforma del processo penale

Paolo Mazzanti 01/08/2019

La giustizia della discordia La giustizia della discordia “Alla Lega dico che non stanno governando con Berlusconi. Se lo mettessero in testa" ha sibilato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dopo che la Lega ha reso noto con comunicato ufficiale, che non voterà la sua riforma del processo penale, approvata (si fa per dire) nella notte dal Consiglio dei Ministri “salvo intese”, cioè “senza intesa” con singolare innovazione del diritto pubblico. I punti di maggior conflitto sono i vecchi cavalli di battaglia dell’ex Cavaliere: la separazione delle carriere (che non figura nel progetto Bonafede anche perché richiede una legge di riforma costituzionale e non incide più di tanto sui tempi del processo), le intercettazioni, che la Lega vorrebbe limitare e i grillini semmai potenziale e, sullo sfondo, la restrizione della prescrizione, voluta dei grillini e contrastata dai leghisti, che è già stata teoricamente approvata nell’autunno scorso, ma la cui entrata in vigore era stata posticipata al primo gennaio 2020, dopo che la riforma della giustizia avrebbe dovuto ridurre i tempi del processo. Secondo i grillini, la melina dei leghisti sulla riforma Bonafede avrebbe anche lo scopo di bloccare l’entrata in vigore della nuova prescrizione.
 
Al di là dei singoli temi, al di là del fatto che i leghisti hanno parecchi esponenti sotto inchiesta, da Siri a Rixi a Savoini, il conflitto sulla giustizia indica più di altri dissidi la radicale differenza di identità dei due partiti della sfilacciata maggioranza. La Lega, espressione dell’individualismo nordista, vuole proteggere il cittadino dall’invadenza dello Stato, e soprattutto dall’invadenza giudiziaria, anche a costo di tollerare comportamenti opachi e senza tener conto che l’Italia è funestata da criminalità organizzata, corruzione ed evasione fiscale. Il M5S, al contrario, si erge a difensore dei deboli contro la Casta e non transige sulla legalità, soprattutto nei confronti dei colletti bianchi, rischiando il giustizialismo e la compressione dei diritti individuali. Questa abissale differenza di “filosofia politica” si riflette ovviamente sulla riforma della giustizia, che andrà a ingrossare l’elenco delle incompiute governative. Fino a che Salvini deciderà di staccare la spina.
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