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Il 59% degli italiani favorevole al Tav

Contrari solo il 19% (ma il 45% degli elettori cinquestelle)

Nando Pagnoncelli 01/08/2019

Il 59% degli italiani favorevole al Tav Il 59% degli italiani favorevole al Tav Il completamento della Torino-Lione rappresenta da sempre un tema divisivo, già a partire dal genere dell’acronimo TAV (“il” o “la”?). È uno dei tanti argomenti che stanno dividendo le due forze della maggioranza e, secondo gli osservatori, insieme al “decreto sicurezza” potrebbe determinare la crisi di governo. Ma cosa pensano gli elettori delle grandi opere e in particolare del (o della) TAV? Un sondaggio realizzato da Ipsos qualche mese fa, quindi al riparo dalle fasi concitate di queste settimane, evidenziava che il 59% degli italiani riteneva che l’opera dovesse essere portata a termine, i contrari erano il 19% e il restante 22% non si esprimeva, ignorando la questione o sospendendo il giudizio. Il consenso al completamento del (della) TAV - sui il Senato voterà martedì 6 agosto - risultava nettamente prevalente tra tutti gli elettorati, con l’eccezione dei pentastellati: tra costoro il 45% si dichiarava contrario e il 39% favorevole. Dunque, un elettorato molto diviso e un problema non indifferente per il M5S che si trova di fronte all’ennesimo dilemma. D’altra parte, come già ricordato, la straordinaria trasversalità del voto al M5s alle politiche 2018 conteneva le premesse per il successivo calo di consenso. Infatti, la trasversalità dei “partiti pigliatutti” rappresenta la situazione ideale quando stanno all’opposizione (canalizzando le aspettative, ma anche lo scontento e la rabbia dei cittadini delusi) ma rappresenta una vera e propria iattura quando sono al governo, perché quasi tutti i provvedimenti adottati rischiano di far perdere elettori. Basti pensare al reddito di cittadinanza o alla vicenda Ilva.
 
Ma la portata del calo del consenso (il M5s ha perso oltre 6,1 milioni di voti, perlopiù confluiti nell’astensione e minoritariamente approdati alla Lega) ha anche altre ragioni. In particolare, le posizioni sulle grandi opere, la proposta di chiudere gli esercizi commerciali nei giorni festivi, l’ipotesi di nazionalizzazioni evocata in alcune circostanze, una strisciante demonizzazione del benessere economico, restituiscono l’immagine di un paese che non cresce, statico, con lo sguardo rivolto al passato. In Italia (ma non solo) pochi credono alla decrescita felice, molti guardano alla crescita sostenibile. Insomma, l’alternativa per il Movimento è tra quello che potrebbe essere considerato un nuovo voltafaccia e la scelta di perdere consapevolmente il consenso puntando però a presidiare uno spazio politico che, per semplicità, potremmo definire del “partito del NO”. In realtà si tratta di uno spazio che dovrebbe addirsi più ad una forza di opposizione che di governo, ma tant’è: la politica è l’arte del possibile. E in tal senso l’ipotesi che anche PD e Forza Italia votino con la Lega a favore del (della) TAV, potrebbe rappresentare un assist per i pentastellati. 
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