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Lo scambio salario minimo-cuneo fiscale

Resistenza delle imprese al tavolo con le parti sociali

Giulio De Caprariis 31/07/2019

Lo scambio salario minimo-cuneo fiscale Lo scambio salario minimo-cuneo fiscale Tempi incerti per le parti sociali, che devono barcamenarsi tra contrastanti incontri promossi dalle due (o tre?) anime del governo giallo-verde, e che, soprattutto, devono fare i conti con una nuova trasformazione di questa antica liturgia. L’utilità generale di questi scambi triangolari è sempre dipesa dal livello degli obiettivi che di volta in volta si poneva il governo. Gli scambi si sono rivelati positivi quando gli obiettivi erano lungimiranti. Esempio preclaro, ma non unico, l’accordo raggiunto con il governo Ciampi, che portò al disinnesco della scala mobile. Quando l’obiettivo del governo si riduce alla ricerca di consenso a brevissimo termine e al portare avanti separatamente le misure bandiera dei singoli partiti, anche il ruolo delle parti sociali, costrette a contrattare vantaggi di breve respiro, inevitabilmente si immiserisce.
 
Questo appare il caso del salario minimo legale, con il vice premier Di Maio che cerca di vincere le resistenze delle imprese - resistenze non tanto sul merito quanto sul distorsivo importo proposto – facendo balenare la possibilità di una riduzione compensativa di oneri sociali, con i rappresentanti delle imprese indotti a rilanciare ‘è troppo poco’, nella consapevolezza, forse, che la compensazione mai potrà essere tale da bilanciare i costi di un minimo legale fuori misura, per il semplice fatto che, anche ammettendo che le risorse ci siano, l’altro vice le reclama per la sua  flat tax. Il tutto per un gioco alla fine a somma negativa, che non risolverebbe i problemi di competitività di costo della maggior parte delle imprese, che dipendono dalla mancata crescita della produttività per molte di loro, e nell’ennesima destinazione di risorse a finalità di corto respiro. Del resto questa è la filosofia di politica sociale e del lavoro (e non solo) del governo del cambiamento, per ogni problema si propone una soluzione irrealistica e falsamente immediata. I salari sono bassi, li alziamo ex lege; l’occupazione è poca, basta ridurre l’orario di lavoro;  la previdenza complementare non è sufficientemente diffusa, facciamo subentrare l’Inps. Tanto le risorse pubbliche sono illimitate.
 
 
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