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Di Maio sventola l'abolizione del canone

Per tentare di far dimenticare il si del governo alla Tav

Paolo Mazzanti 30/07/2019

Di Maio sventola l'abolizione del canone Di Maio sventola l'abolizione del canone Per tentare di far dimenticare il sì del governo alla Tav, Di Maio ha rilanciato due cavalli di battaglia del M5S: l’abolizione del canone Rai (l’unica tassa che Berlusoni non ha mai voluto abolire) e una vera legge sul conflitto d’interesse (che avrebbe Berlusconi come maggior bersaglio). Evidente il tentativo di rispolverare l’orgoglio grillino contro la Casta (chi è più casta di Berlusconi?) e mettere in imbarazzo Salvini, che avrebbe difficoltà ad approvare simili provvedimenti rompendo definitivamente con l’ex Cavaliere con cui governa Regioni e Comuni. Intendiamoci, sono entrambi provvedimenti sacrosanti. Il canone si giustificava quando la Rai era monopolista, la pubblicità insufficiente a mantenerla e gli abbonati relativamente pochi. Oggi non ha più alcun senso, in un mercato tv pluralistico e concorrenziale, in cui i programmi di “servizio pubblico” (tipo l’informazione) le fanno tutte le emittenti, e alcune in modo più obbiettivo della Rai lottizzata, che rischia una megamulta da  72 milioni dell’Autorità delle Comunicazioni per lesione del pluralismo. Tanto è vero che l’editore della Sette, Urbano Cairo, da un paio d’anni va sostenendo di aver diritto a un pezzo di canone, per compensare i molti programmi informativi della sua emittente.
 
Per questo il canone si sarebbe dovuto abolire da tempo, cancellando ovviamente anche il tetto alla pubblicità Rai, che ha consentito a Berlusconi di diventare il quasi monopolista della tv commerciale,  con un gettito pubblicitario largamente superiore all’audience delle sue tv. La pax televisiva, basata su canone e tetto alla pubblicità Rai, è stato il vero pilastro della Seconda Repubblica, così come un conflitto d’interesse ridicolo, che ha impedito di candidarsi agli amministratori Mediaset, ma non al suo “mero proprietario”. Se volessero davvero uscire dalla Seconda Repubblica e dalle sue troppe ipocrisie, i grillini dovrebbero dunque insistere su abolizione del canone e riforma del conflitto d’interesse. Ma non ci riusciranno, perchè si troveranno contro tutti gli altri partiti, a cominciare dal “partito Rai” che forse è il più potente di tutti.
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