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Il fantasma del partito di Conte

Il premier smentisce piccato, ma parecchi parlamentari ci stanno pensando

Paolo Mazzanti 26/07/2019

Giuseppe Conte Giuseppe Conte Esortando i giornalisti a "non fare i peggiori ragionamenti della Prima Repubblica" un piccato premier Conte ha detto rientrando a Palazzo Chigi che non sta lavorando a un suo partito e in caso di crisi andrebbe in Parlamento (come ha annunciato a sorpresa nell'informativa sul Russiagate leghista) solo per rispetto delle istituzioni e trasparenza, non certo per cercarsi un'altra maggioranza. Gli crediamo. Ma una volta di fronte alle Camere, non potrebbe certo evitare ai parlamentari che oggi sono all'opposizione di votargli la fiducia, lasciarlo a Palazzo Chigi ed evitare le elezioni anticipate che falcidierebbero soprattutto grillini, forzitalioti e renziani (perché Zingaretti candiderebbe i propri seguaci e non certo quelli di Renzi). Nessuno fa gossip da Prima Repubblica. Ma è fuor di dubbio che in Parlamento parecchi deputati e senatori si chiedono se Conte non possa diventare, anche a sua insaputa, il riferimento di un'area centrale, che potrebbe raccogliere grillini "governisti", parte dei piddini, forzitalioti antisalviniani e parecchi cani sciolti, come i parlamentari espulsi dal M5S.
 
Ovviamente, questa evoluzione si manifesterebbe solo in caso di crisi, al fine di mantenere in vita il governo anche dopo l'eventuale defezione della Lega, oppure nel caso non sia possibile evitare le elezioni anticipate, con la costituzione di un nuovo partito, che Conte non sta costruendo, ma che una volta nato potrebbe offrire la leadership a lui (come accadde a Prodi nel 1996), che continua a godere di una popolarità pari al 58% contro il 54 di Salvini e il 34 di Di Maio. E se il fantasma del "partito Conte" si materializzasse, che farebbe il M5S? Andrebbe da solo alle urne, col rischio concreto di scomparire, oppure confluirebbe nel partito del suo (ex?) premier? E il Pd, che non vuole neppure dialogare col partito di Di Maio, come potrebbe non dialogare con quello di Conte? Alla luce di queste ipotesi, forse fantasiose ma che vorticano nei palazzi romani, si capisce meglio perché Salvini non si è ancora deciso a fare la crisi.
TAG: m5sconte
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