Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

L'ambivalenza italiana sui migranti

Consenso alla linea della fermezza, percezioni errate e generositÓ privata

Nando Pagnoncelli 19/07/2019

L'ambivalenza italiana sui migranti L'ambivalenza italiana sui migranti La vicenda Sea Watch ha confermato il largo consenso per la linea della fermezza già registrata nella vicenda di nave Diciotti. Molti commentatori italiani e stranieri hanno mostrato stupore per l’atteggiamento degli italiani che da sempre si sono distinti per umanità e accoglienza. Siamo diventati razzisti? In realtà, assistiamo ad un profondo cambiamento, che è semplicistico ridurre alle dicotomie accoglienza-respingimento, tolleranza-intolleranza o umanità-disumanità. Il tema dei migranti è uno degli emblemi delle ambivalenze degli italiani, basti pensare che quando nei sondaggi chiediamo di indicare spontaneamente le priorità del paese, gli stranieri si collocano ai primi posti dopo occupazione e crescita economica e vengono menzionati spontaneamente da un terzo dei rispondenti. Ma quando chiediamo di indicare i problemi più urgenti da affrontare nel proprio territorio, il tema degli stranieri si colloca agli ultimi posti, citato da circa uno su dieci. Lo straniero in ambito locale si identifica con figure più rassicuranti, badanti e baby sitter a cui si affidano i propri anziani ai bambini, l’artigiano che si incontra nel quartiere e l’operaio che lavora nelle nostre fabbriche. Gli immigrati sfaccendati che bighellonano nelle piazze suscitano invece inquietudine, come pure preoccupa nei ceti meno abbienti la competizione nell’accesso al mercato del lavoro o ai servizi pubblici.
 
Le ambivalenze vanno interpretate alla luce di una duplice frattura: la prima è per l’appunto costituita dalla contrapposizione tra gli stranieri “regolari” (secondo Istat 5,2 milioni) e quelli “irregolari” (500-600 mila). Un recente studio di  Eurobarometro evidenzia che il 47% degli italiani è convinto che gli stranieri irregolari siano più dei regolari, mentre solo il 16% ne ha una percezione corretta e il 25% ritiene che regolari e irregolari si equivalgano. Nella graduatoria dei 28 paesi Ue l’Italia si colloca al penultimo posto per correttezza della percezione del fenomeno. La prospettiva di nuovi arrivi, quindi, preoccupa perché va ad ingrossare le fila dei clandestini e poco importa se gli immigrati fuggano da guerre o povertà. La seconda frattura è tra Italia e Ue: gli italiani sono convinti che l’UE ci abbia lasciato soli nella gestione di un tema così complesso. La chiusura dei porti e la fermezza sono una sorta di prova di forza con l’UE, nella convinzione (errata) che il nostro Paese sia quello più toccato dai flussi migratori. Sono ambivalenze e fratture presenti anche in una parte consistente, sebbene minoritaria, degli elettori di centrosinistra, per non parlare dei cattolico, non particolarmente turbati dall’idea di far convivere le posizioni di papa Francesco e quelle di Salvini. Di fronte agli allarmi sociali e alle paure, a nulla valgono i dati oggettivi e le analisi sui benefici (economici, fiscali, previdenziali, demografici, ecc.) degli stranieri. La maggioranza non ci crede o non da’ loro importanza. E la pressione mediatica e politica non aiuta a ristabilire un clima pacato. Forse la contro-narrazione basata sui numeri dovrebbe essere accompagnata da un racconto più caldo ed empatico degli esempi di umanità del nostro Paese. Non mi riferisco solo all’immagine dei nostri militari nelle missioni di peace keeping o all’ esercito di volontari, donatori e da una rete di oltre 340 mila organizzazioni no profit.
 
Varrebbe la pena ricordare i tanti esempi positivi in cui l’Italia si è distinta. Ne cito due: 40 anni fa  inviammo tre navi militari nel golfo del Siam dove migliaia di vietnamiti, i boat people, fuggivano dal regime comunista di Hanoi. Portammo in salvo in Italia 907 persone. Certo, all’epoca gli stranieri presenti nel nostro Paese erano poche migliaia (il primo censimento, nel 1981, ne registrò 320 mila), ma il contrasto con l’attualità è stridente. Come è stridente il confronto coi numeri dell’accoglienza dei bambini bielorussi in temporanea uscita dal loro Paese a seguito del disastro nucleare di Chernobyl del 1986, ricordato da una recente serie tv. Dei 930 mila bambini ospitati all’estero, ben 460 mila furono accolti da noi italiani: quasi uno su due. Questa è l’Italia, forse è bene ricordarlo quando siamo tentati di fare la voce grossa contro gli inermi.     
Altre sull'argomento
Le parole-pietre di chi governa
Le parole-pietre di chi governa
Le espressioni razziste che minacciano la democrazia
Altro parere
Altro parere
Contano i (non)fatti pi¨ delle parole
La giustizia della discordia
La giustizia della discordia
Nessuna intesa tra M5S e Lega sulla riforma del processo penale
Lo scambio salario minimo-cuneo fiscale
Lo scambio salario minimo-cuneo fiscale
Resistenza delle imprese al tavolo con le parti sociali
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.