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Autonomia e punti di partenza

Non sono mai stati attuati i "livelli essenziali di prestazione"

Fabrizio Galimberti 16/07/2019

Autonomia e punti di partenza Autonomia e punti di partenza "Se sono queste le condizioni - ha attaccato Attilio Fontana, il presidente leghista della Lombardia - vuol dire che è meglio cambiare argomento, meglio cambiare discorso". Qual è la materia del contendere? Il Fondo di perequazione di cui i Cinquestelle vogliono assortire l’autonomia differenziata, cara a Lombardia e Veneto. Ha aggiunto Fontana: “Sono partiti dicendo che noi andavamo ad ammazzare il Sud, noi abbiamo dimostrato che tratteniamo i soldi che lo Stato spende oggi e che domani spenderemo noi. Diciamo di essere più bravi dello Stato e di poter risparmiare qualche soldino". Con un fondo di perequazione finanziato dai risparmi generati dalla maggiore autonomia, ha concluso Fontana "ci dovremmo efficientare per alimentare le inefficienze altrui?”.
 
 
Il ragionamento sembra suadente, ma è basato su premesse discutibili. Sarebbe accettabile se fra le diverse regioni ci fosse un'"eguaglianza dei punti di partenza". Ma in Italia non sono mai stati veramente introdotti i livelli essenziali di prestazioni (Lep) che ogni cittadino ha diritto a ricevere dallo Stato. Il legislatore li ha legiferati 10 anni fa, ma non hanno mai visto la luce. E se fossero stati introdotti e confrontati con la realtà, avremmo visto che nel Mezzogiorno i livelli sono molto più bassi. Le inefficienze di cui parla Fontana ci sono, ma il maggiore fattore di inefficienza sta nelle scarse risorse messe a disposizione del Mezzogiorno. Con l’autonomia differenziata verrebbe congelata prima, e aggravata poi la ‘diseguaglianza dei punti di partenza’. Bene ha fatto il presidente del Consiglio Conte a mettere questa riforma nel cassetto.
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