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Quale politica per la natalitÓ

La proposta del ministro Fontana di un assegno da 100-300 euro al mese per i figli

Giulio De Caprariis 15/07/2019

Quale politica per la natalitÓ Quale politica per la natalitÓ L’Italia è tra i paesi in cui è più accentuato il trend  di invecchiamento. Come sintetizza Alessandro Rosina “nel nostro paese le persone di 65 anni e più hanno già raggiunto la percentuale che il mondo avrà a fine secolo. Ma soprattutto abbiamo ridotto la presenza delle più giovani generazioni su livelli che il complesso del pianeta vedrà forse solo in una fase avanzata del XXII secolo: gli attuali under 15 italiani sono il 13,2%”. I problemi che ciò comporta per la crescita economica e per la sostenibilità dei sistemi di welfare sono noti da tempo e sempre più pressanti. Così come è ben noto il che fare, non solo tra studiosi ed esperti, ma anche nei documenti ufficiali, come il Piano nazionale per la famiglia approvato nel giugno 2012 dal governo Monti, e rimasto sulla carta. Si tratta di operare su due piani. Innanzitutto aumentare il tasso di partecipazione al mercato del lavoro, in particolare per donne e  anziani in grado di continuare a lavorare. Investire di più su istruzione e formazione dei giovani, non solo come fattore iniziale di accesso al lavoro, ma anche nel corso dell’intera vita lavorativa. L’altro piano, di più lungo periodo, è avviare una seria politica demografica e familiare che sostenga la natalità e sostituisca e ampli le varie misure disorganiche e frammentarie oggi esistenti con provvedimenti strutturali che aiutino e incentivino le coppie ad avere figli. Servono inoltre servizi per la prima infanzia adeguati e non troppo costosi, congedi e misure di conciliazione famiglia-lavoro.
 
La proposta dell’ex ministro per la famiglia appena nominato agli affari europei, Lorenzo Fontana, di un assegno unico per i figli, di 100-300 euro da differenziare in base a vari parametri, viene quindi incontro all’esigenza di superare la frammentazione dei benefici per i figli (assegni familiari e bonus vari) espressa da più parti, Alleanza per la famiglia, esperti e anche partiti dell’opposizione. Il ministro parte dalla dote di una spesa attuale per la famiglia e la natalità da lui stimata in 18 miliardi, ma è evidente che per l’intervento delineato ne servono di più. Secondo Eurostat, l’Italia attualmente spende in Family/children Benefits l’1,2% del Pil (dati 2013). La Francia, considerata un modello di successo (e in effetti registra un numero di figli per donna poco al di sotto di 2, l’Italia è a 1,32) ne spende il doppio, 2,5% del Pil. E ancora di più ne spende la Germania (che invece ha una situazione demografica simile a quella italiana) 3,1%. E questi sono solo i dati di spesa, non considerano cioè le perdite di gettito per deduzioni e detrazioni fiscali. I confronti qui non sono semplici ma, a titolo indicativo, in Germania la deduzione per un figlio a carico è di circa € 7.400, in Italia 1.220. Dunque servono non poche risorse, poiché non si tratta di interventi marginali, ma di orientare secondo questa nuova (e lungimirante) priorità la politica di bilancio. A fronte di questo, Fontana non da’ indicazioni, ma implicitamente pensa che anche questo sia da finanziare in deficit: “Tenteremo di far capire alla Commissione Ue che gli incentivi alla natalità devono essere considerati come un investimento fondamentale per il paese (…) [e dunque essere] scorporati dai vincoli del Patto di stabilità”. Auguri.
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