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Le parole sono pietre

La polemica Spadafora-Salvini e i centri antiviolenza per le donne

Domenico De Masi 10/07/2019

Una simulazione di violenza domestica Una simulazione di violenza domestica Oggi "Repubblica" dedica un titolo su cinque colonne in prima pagina e tre intere pagine interne al sessimo, ai centri anti-violenza e alla querelle sorta in proposito tra il sottosegretario alle Pari opportunità, il cinquestelle Spadafora, e Salvini. A tutto questo il "Corriere" concede 19 righi appena. Questo divario di attenzione, certo non casuale, è una prima notizia. La seconda riguarda i fatti. La terza, di gran lunga più marginale, riguarda il battibecco teatrale e scontato nel governo. Il governo Gentiloni, quando era ministra per le pari opportunità l'on. Boschi, chiese a Istat e Cnr un rapporto sui centri antiviolenza. Data la rapidità con cui cadono i governi e la tempestività con cui risponde la burocrazia, il rapporto è approdato solo nei giorni scorsi sul tavolo di Spadafora.
 
Il rapporto certifica che nel 2017 operava una rete di 338 centri antiviolenza: 136 al Nord, 59 al Centro e 143 al Sud; in media, poco più di un centro ogni centomila donne, poco meno di 16 centri per ogni regione: 88 centri su 338 operano al di sotto dei requisiti minimi. Ai 338 centri, durante i dodici mesi del 2017, si sono rivolte 50.000 donne per chiedere aiuto e 33.000 l'hanno ottenuto. 8.711 sono straniere, giustamente definite da Spadafora "vittime tra le vittime". E ha aggiunto che "il decreto sicurezza peggiorerà ancora di più la loro condizione di vulnerabilità. Il ministero dell'Interno le sta lasciando senza più supporti, siamo di fronte a una tragedia che ha la firma della Lega".
 
In ogni caso, italiane o straniere che siano, si tratta di donne minacciate da mariti, fidanzati, compagni e amanti, vittime di stalking, aggredite con l'acido, massacrate. La maggior parte delle donne assistite (18.489) sono al Nord, non sappiamo se a causa di una maggiore virulenza dei maschi settentrionali o di una minore efficienza dei centri meridionali. I centri sono gestiti da donne competenti ed esperte. Oltre a un'assistenza sanitaria, psicologica e legale, il rapporto tra operatrici e assistite mira ad avviare queste ultime su un cammino che porta all'autonomia e alla presa di coscienza non solo come vittime ma come persone degne di rispetto e di crescita.
 
La filosofia dei 338 centri statali è laica: così, per esempio, a differenza di quelli cattolici, essi non tendono a dissuadere dall'aborto. Nel commentare questi dati su "Repubblica", il sottosegretario Spadafora ha sottolineato che, soprattutto sui social, è aumentata la violenza verbale contro le donne, incentivata dal linguaggio sempre più ruvido di Salvini che, alle parole, fa seguire i fatti. Ad esempio, contro il mondo Lgbt, sono tornate le carte d'identità con scritto "padre" e "madre". Dunque, stare al governo è doppiamente educativo: cancella i tempi in cui Beppe Grillo chiamava "bagascia" Rita Levi Montalcini e fa capire che - come diceva Carlo Levi - "le parole sono pietre".
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