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Un'ipotesi per il centro (im)possibile

A che condizioni la delusione per le promesse dei gialloverdi potrebbe aprire uno spazio politico

Riccardo Illy 10/07/2019

Un'ipotesi per il centro (im)possibile Un'ipotesi per il centro (im)possibile Alle europee i due partiti di governo, che tutto possono essere considerati tranne che di centro, hanno totalizzato il 51,5% dei voti; se aggiungiamo il 6,4% dei Fratelli d’Italia, che si collocano più a destra della Lega, arriviamo al 57,9%. Il dato conferma la tesi di Piero Ignazi che in Italia in centro non esista; nel suo articolo su InPiù, Ignazi afferma anche che non sia mai esistito. Basterebbero i dati delle precedenti elezioni europee per smentire questo pessimismo: PD e Forza Italia, i due partiti più di centro rispettivamente della sinistra e della destra, totalizzarono allora il 57,6% dei voti; il M5S prese il 21,1% e la Lega si accontentò del 6,2. Oggi i partiti di centrodestra e centrosinistra appaiono minoritari ma nel passato, anche recente, erano maggioranza. Una maggioranza di voti, però, divisa dallo spartiacque del maggioritario; che non poteva fare maggioranza di governo. Uno spartiacque che ancora oggi impedirebbe a PD e FI di coalizzarsi, mentre non ha impedito, a causa delle non-collocazione del M5S, a questo di coalizzarsi con la Lega. Ora il maggioritario non c’è più, lo scontento prodotto in larghe fasce della popolazione da globalizzazione e digitalizzazione non è stato nemmeno adeguatamente analizzato dai partiti e il voto si è spostato agli estremi. I flussi maggiori sono andati dal PD al M5s e da FI alla Lega, che ha anche assorbito i voti di NCD-UDC (il 4,4% alle europee del 2014).
 
Due fenomeni hanno caratterizzato il voto negli ultimi anni: la volatilità e la polarizzazione; un popolo che per decenni ha spostato il voto dello zero virgola da un’elezione all’altra, di colpo ha voluto punire il partito del cuore dimezzandolo. Un popolo di centro si è spostato agli estremi; a sinistra con il M5S e soprattutto a destra con la Lega. Ma nemmeno i partiti degli estremi hanno analizzato le cause profonde dello scontento; sono stati bravi nel proporre soluzioni semplicistiche, inefficaci ma accattivanti. Se non daranno risposte profonde e durature verranno anche loro colpiti dalla volatilità. Allora nel marasma politico dominato da nuovi nazionalismi e rigurgiti di autoritarismo antidemocratico, una nuova forza politica di centro potrebbe avere senso. Quello di consentire agli (ex) elettori di FI il salto oltre lo spartiacque del (ex pure lui) maggioritario; e agli elettori di centro del PD di accettarli come possibili alleati. Potrebbe inoltre recuperare il voto dei delusi sia della Lega sia del M5S, infine, con il ricollocamento a sinistra del PD già avviato da Zingaretti (con conseguente ripescaggio di voti dell’ex sinistra) il recupero di parte degli elettori che lascerebbero il PD. Condizione perché questa ipotetica nuova forza politica abbia successo è di trovare soluzioni credibili e realizzabili, magari a medio termine e con sacrifici temporanei, ai problemi che affliggono i ceti medi e quelli bassi; oltreché di dotarsi di una leadership autorevole e sobria.
 
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