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Alla ricerca del centro impossibile

In Italia non ci sono mai stati i "moderati"

Piero Ignazi 05/07/2019

 Alla ricerca del centro impossibile Alla ricerca del centro impossibile Inutile illudersi, non c’e spazio per un ‘centro moderato’ nella politica italiana. Per la semplice ragione che non ci sono i moderati, ne’ ci sono mai stati. La Dc che ‘grazie’ al suo 35-40% dei voti occupava il centro ha creato questa illusione ottica, questo mito pervasivo. Quel centro riuniva chi non voleva schierarsi, per indifferenza e sostanziale qualunquismo oltre che per paura dei comunisti, senza per questo volersi dichiarare (come molti in cuore si sentivano) fascisti. Se siamo d’accordo con l’originale interpretazione defeliciana del consenso di massa per il regime, confermata ormai da una messe di nuove ricerche, allora vuol dire che dopo qualche anno, nonostante la tragedia della guerra e la conseguente disillusione, rimanevano ancora milioni di nostalgici, ben più di quel 5/10% che sceglieva il Movimento Sociale o i monarchici. E questi si rifugiarono sotto le ali di mamma Dc per non pensare e non rielaborare. Quando la Dc è saltata è arrivato il cosiddetto centro-destra berlusconiano, plastica, perfetta riproposizione di quel mondo ormai senza più remore e paure: era crollato il comunismo e ci si poteva presentare per quello che si era. La presenza post-democristiana da un lato o dall’altro degli schieramenti doveva raccogliere i ‘moderati’. Sappiamo quanto consenso ha raccolto: briciole. Ne’ e’ andato meglio a tentativi successivi.
 
Il tonfo di Mario Monti , osannato salvatore della patria perche’, come disse l'ex commissario Eu, "solo uno fuori dagli schieramenti contrapposti poteva fare le politiche che dispiacevano alla sinistra e alla destra", ne è l’ultima conferma. E se vogliamo aggiungere sale alle ferite, ricordiamo il fallimento dei convegni di Todi per il ritorno dei cattolici in politica…Mancano le energie intellettuali e l'opinione pubblica che possano alimentare formazioni ‘centriste’ e moderate. Ma ora non è solo un problema del ‘ritardo italiano’: in tutta Europa – il caso Macron e’ l’eccezione che conferma la regola anche perché legato alla peculiarità delle istituzioni e del meccanismo elettorale francesi – prevalgono pulsioni radicali. Pensiamo alla deriva dei conservatori britannici. Ora, di fronte ad una marea di nuova destra nazionalista con contorno populista, pensiamo che si possano scoprire legioni di moderati? Ma le vedete le partite IVA abbandonare chi promette loro evasioni fiscali ad aeternitate? O i dipendenti oggi sedotti da quota 100 e domani da chissà cos’altro? Da quali ceti e interessi può venire un sostegno ai moderati che possa fare da argine? Mai disperare, ma siamo sempre il paese di Don Gesualdo con innervature dannunziane, e, all’occorenza, mussoliniane.
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