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Conte e i vivacchianti

Come evolvono i rapporti tra il premier e i due vicepremier

Riccardo Illy 13/06/2019

Conte e i vivacchianti Conte e i vivacchianti Tra due litiganti il terzo gode, afferma il detto popolare. In effetti, dopo diverse settimane di litigi elettorali fra Salvini e Di Maio, peraltro conclusi a favore del primo, la posizione del “terzo”, che in quanto premier dovrebbe invero essere il leader, si è rafforzata. E più si avvicinerà la data limite per indire elezioni anticipate a settembre più la sua posizione si rafforzerà. Infatti il M5S, dimezzato dalle elezioni europee, non è in grado di imporre condizioni al partner di coalizione, né di minacciare una crisi. Che secondo diversi osservatori converrebbe alla Lega, per raccogliere anche nel Parlamento italiano il successo riscosso in quello europeo prima di scontrarsi con le dure regole dei numeri della legge di bilancio. Regole non violabili non tanto e non solo per la vigilanza della Commissione Ue, che ha già mandato i suoi chiari messaggi, quanto per le leggi del mercato, che vede il debito pubblico italiano a rischio. Salvini sembra tentennare, temendo di non farcela in caso di elezioni anticipate con i soli Fratelli d’Italia e non volendo imbarcare nella coalizione i troppo moderati azzurri. Superato il punto di non ritorno delle elezioni anticipate, l’equilibrio istituzionale e la sicurezza ostentati in questi giorni da Conte si affermeranno sulla superficiale aggressività verbale dei due vicepremier. Nella predisposizione della legge di bilancio e nei negoziati con la Ue potrà e dovrà usare i poteri di guida del Governo che la Costituzione gli attribuisce.
 
Nel 2020, per quanto Salvini e Di Maio battano i pugni sul tavolo, non potremo né aumentare il deficit né il debito; sarà molto difficile trovare le coperture per sterilizzare, magari solo nella parte con effetti recessivi, l’aumento dell’ IVA. Non ci sarà spazio per altri interventi come la flat-tax il cui pesante effetto negativo sul bilancio è certo, mentre quello positivo sul PIL tutto da dimostrare. Checché ne dicano oggi i due capipartito di governo la danza del bilancio di previsione la meneranno Conte, Tria e Moavero. A ogni intemperanza dei due vice corrisponderà un’impennata dello spread che gelerà le loro proposte provocatorie; almeno fintantoché godranno di un minimo di credibilità. Poi anche loro subiranno l’effetto “Pierino e il lupo”. Approvata la legge di bilancio, nell’ipotesi di continuità di governo, anche la popolarità di Salvini comincerà a erodersi; non fosse altro perché delle tante riforme mirabolanti promesse sarà riuscito a mantenere solo la devastante quota 100 e poco più. E perché l’economia italiana continuerà a stagnare. Come ha affermato Prodi, in unì intervista, inizierà il suo declino; si accontenterà quindi di tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia. Se l’opposizione vera (FI non lo è) rappresentata dal Pd saprà allargarsi a coalizione, individuare un leader da proporre quale premier e soprattutto elaborare un programma stimolante ma credibile, negli anni di legislatura rimanenti si potranno creare le condizioni per un successivo avvicendamento.
 
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