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Se la Rai dileggia i miti

Il caso delle affermazioni contro Falcone e Borsellino

Giancarlo Santalmassi 11/06/2019

Un momento della trasmissione incriminata Un momento della trasmissione incriminata La Rai è sempre stata la sede editoriale il cui compito istituzionale era assicurare la tranquillità dell'editore che sono i partiti. Forse è questa la sua forza, se si intende forza di inerzia, cioè ritardo e resistenza. Seicento i giornalisti (!) e tutti lì a rivendicare l'autonomia di una professione ormai svalutata e squalificata dagli endorsement per far carriera. L'ultima polemica è scoppiata con un ritardo di cinque giorni. «Realiti», il nuovo programma di Raidue condotto da Enrico Lucci, nella giornata d'esordio del 5 giugno pensa bene di ospitare un cantante neomelodico siciliano che canta in napoletano, tale Leonardo Zappalà, in arte «Scarface», di 19 anni. Si presenta come un bulletto e quando sullo schermo appaiono i volti di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, accolti dalla standing ovation dello studio, lui, sollecitato sul tema "eroi e falsi miti", pronuncia la frase incriminata: «Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l'amaro». Poteva dire diversamente della morte eroica di due servitori dello Stato uno che s'ispira ad Al Capone? Apriti cielo, ma a freddo.
 
La Rai nella sua interezza (?) prende le distanze dalla frase, ma anche dal programma, pericolosamente andato in diretta. Occhi puntati su direttore, autori e conduttore che non si sono resi conto, secondo i vertici, di manovrare materiale sensibile e delicato per la coscienza collettiva (sono passati 20 giorni dalla commemorazione di Capaci). Viale Mazzini annuncia l'apertura di un'istruttoria, intanto il programma sarà spostato in seconda serata, non più in diretta e notevolmente ridotto. Tutti convocati nella stanza dell’ad Fabrizio Salini che chiede scusa ai parenti di Falcone e Borsellino, a tutte le vittime della mafia e ai telespettatori, mentre la famiglia Borsellino dice «vergogna, questo paese è alla deriva, ma a tutto c’è un limite». Anche la Fondazione Falcone è indignata, ma apprezza la presa di posizione della Rai. Gli ascolti molto striminziti dell’esordio, 2,45% di share, hanno evitato una più massiccia diffusione. Ma la trasmissione comprende anche la minaccia di Niko Pandetta detto Tritolo, presente nel programma, al consigliere della Regione Campania Borrelli dei Verdi, che aveva stigmatizzato il messaggio violento dei cantanti neomelodici.
 
Due parole su Tritolo: anni di carcere alle spalle e nipote del boss Turi Cappello, nelle sue canzoni inneggia al parente e aggiunge di aver finanziato il suo primo disco con i proventi di una rapina. Il dato allarmante di questi «cantanti» che inneggiano alla mafia è che sono seguitissimi sui social ed è proprio per questo che gli autori di «Realiti» hanno voluto gettare luce su un fenomeno inquietante che andrebbe studiato. Per fortuna in questi giorni il grande contrappeso a questa Tv l'ha fatto il cinema: il successo globale di quell'autentico capolavoro del film di Bellocchio "Il traditore". Il presidente della commissione di Vigilanza Rai Alberto Barachini, invece, accusa l’omesso controllo. Il conduttore è il simpatico Enrico Lucci, ex Iena alle prese con qualcosa superiore alle sue forze perché non ha la verve politico-culturale del Chiambretti portalettere. Ecco la questione permanente: l'omesso controllo, vero Freccero? Autonomia? Sacrosanta. Ma responsabile. O non si dà libertà incontrollata a un "guappatiello" vestito di rosso, e in un ambiente che sembra il "confessionale" del Grande Fratello. Insomma nemmeno Mediaset avrebbe fatto un programma così. E parliamo di servizio pubblico?
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