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Zingaretti e i suoi sindaci

I risultati delle comunali aprono suggestive ipotesi nazionali

Paolo Mazzanti 10/06/2019

Nicola Zingaretti Nicola Zingaretti Le riconquiste di Livorno e Rovigo, le conferme di Cremona, Reggio Emilia, Cesena e il risultato complessivo dei ballottaggi, nonostante la dolorosissima perdita di Ferrara e Forlì, hanno completato il successo del centrosinistra al primo turno, con le vittorie secche a Firenze, Bari, Bergamo, Pesaro e altri Comuni. Stupisce la differenza di voti, a volte enorme, tra le comunali e le europee. Che si spiega con tre ragioni: il buon lavoro dei sindaci riconfermati (Nardella a Firenze, Gori a Bergamo, Decaro a Bari, Ricci a Pesaro), la cattiva prova dei sindaci delle città riconquistate (il grillino Nogarin che non si è neppure ricandidato a Livorno e il leghista Bergamin, dimissionato dalla sua maggioranza a Rovigo) e la presenza di liste civiche legate ai primi cittadini, accanto al Pd: a Bergamo, per esempio, la lista Gori ha preso il 22%, a Firenze la lista Nardella ha superato l'8%.
 
Questo panorama dovrebbe suggerire a Zingaretti alcune mosse per rafforzare una coalizione di centrosinistra per ora largamente insufficiente nel confronto col nuovo centrodestra a trazione salviniana. Primo: inserire stabilmente alcuni sindaci vincenti nel gruppo dirigente piddino. Secondo: favorire la nascita di una Lista civica nazionale che unifichi le liste dei sindaci in un movimento che potrebbe affiancarsi al Pd alle politiche. Non a caso, sembra che il sindaco di Milano Beppe Sala, il più autorevole primo cittadino del centrosinistra, stia lavorando alla creazione di un movimento nazionale, e che lo stesso Zingaretti stia pensando a Sala come possibile candidato premier per le prossime politiche. Bisognerà vedere se il Pd nazionale sarà disponibile ad aprirsi al contributo dei sindaci, che solo pochi anni fa D'Alema definiva con sprezzo "cacicchi".
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