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La maggioranza e le scelte europee

Nuovo ministro per gli Affari comunitari e nuovo Commissario

Riccardo Illy 10/06/2019

Giuseppe Conte Giuseppe Conte Le due settimane dopo le europee sono state influenzate dalla coda di campagna elettorale per il ballottaggio dei Comuni. Passati i ballottaggi, ora si entrerà nel vivo di due importanti questioni: il completamento/rimpasto di Governo e la costituzione della nuova Commissione Ue. I due soci di maggioranza sembrano più interessati al primo tema, forse perché danno per perso il secondo. Il Governo andrà completato quantomeno con una carica vacante da tre mesi, da quando cioè Paolo Savona ha lasciato il Ministero per gli Affari Comunitari per assumere la presidenza della Consob. Che la maggioranza abbia lasciato questa fondamentale posizione scoperta per tre mesi, nella quasi totale indifferenza dei mezzi d'informazione, è di per sé un indice del disinteresse nei confronti della Ue.
 
Che, più che uno strumento di sostegno alla crescita e un'autorevole alleata, viene interpretata come capro espiatorio per le incapacità del paese di risolvere i suoi problemi interni. Comunque le europee sono passate, hanno rovesciato i rapporti di forza tra Lega e M5S e per la prima è arrivato il momento di presentare il conto. Al primo posto viene il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi che viene dato in pole position per il Ministero scoperto; guarda caso è della Lega. Ma è plausibile che questa pretenda anche un rimpasto; sia per sostituire ministri, come Toninelli, che hanno dimostrato platealmente la loro inadeguatezza e che navigano nella parte più bassa della classifica dei ministri per gradimento dei cittadini. Sia per avvicinare la rappresentanza dei due partiti nel Governo al mutato consenso elettorale.
 
Il braccio di ferro sarà duro e presumibilmente lungo e distrarrà dalla, forse più importante, questione europea. Dove a breve tre italiani lasceranno posizioni di peso: Tajani la presidenza del Parlamento europeo, Draghi la presidenza della Bce e Mogherini la vice-presidenza della Commissione e il ruolo di Alto rappresentante per gli Affari esteri e la sicurezza. Delle tre posizioni all’Italia ne spetta di diritto solo una, quella di Commissario; il vice-premier Salvini ha già fatto sapere che sarà della Lega, che sarà un politico e che si dovrà trattare di un Commissario di peso. Tre condizioni che, alla luce dell’attuale situazione di isolamento politico e debolezza finanziaria dell’Italia, sembra velleitario poter soddisfare.
 
Infatti il Governo si troverà in minoranza nel Parlamento europeo e in una situazione di tensione con la Commissione uscente per la deviazione negativa dal piano di rientro del debito; la Lega inoltre non dispone di personale politico di rilievo da proporre quale Commissario, tant’è che il nome più accreditato è quello del sottosegretario Giorgetti. Che non gode del rispetto di cui godeva ad esempio l’ex ministro degli Interni Maroni. Quindi delle due l’una: o la Lega rinuncia a designare un politico e cerca un indipendente di prestigio, nel qual caso può puntare a un Commissario di peso, o insiste per un politico e si dovrà accontentare di un Commissario irrilevante. A farne le spese, una volta di più, sarà l’Italia.
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