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Cina, la svolta della Storia...

... e la crisi delle democrazie liberali

Francesco Grillo 07/06/2019

Giuseppe Conte e Xi Jinping Giuseppe Conte e Xi Jinping E' stato interessante al Festival dell'Economia di Trento il dibattito su come sta cambiando il rapporto tra democrazia, innovazione e crescita. Il confronto tra le parabole opposte della Cina (e dell'Asia) e dell'Italia (e dell'Europa) che fa emergere - come racconto nel libro "Lezioni cinesi" pubblicato con Solferino - il dubbio che l'Occidente, l'idea di società più potente che l'umanità abbia concepito, sia intrappolato in un declino di lungo periodo. Il confronto tra Paesi dice, infatti, che da trent'anni - esattamente da quel 1989 che aveva dato l'illusione all'Occidente di essere giunto alla "fine della Storia" - quanto più uno Stato si avvicina alle forme della democrazia liberale, tanto meno cresce. E' una correlazione che appare forte anche quando dividiamo i Paesi del mondo tra quelli sviluppati e quelli che lo sono di meno. E, tuttavia, i dubbi sulla forza di certe correlazioni statistiche sono più che legittimi. Forme istituzionali fondate sulle elezioni (che in Cina non esistono) possono essere più flessibili rispetto alle crisi. E, tuttavia, i segnali più forti della crisi non sono quelli dalla forza (intermittente) dei regimi autoritari. Essi arrivano, invece, dall'Occidente stesso, dalla sfiducia nella democrazia che, da anni, sta conquistando opinioni pubbliche e leadership.
 
Non solo tra i Paesi che alla periferia dell'Europa diventano, come direbbe Fareed Zakaria, democrazie illiberali. Ma nelle capitali di quello che era un ordine mondiale che non c'è più. A Londra, la Brexit ha fatto da detonatore ad una cupa crisi costituzionale, come ammette l'Economist. E da Washington parte l'attacco alle organizzazioni internazionali che gli Usa vollero e di cui ospitano le sedi e che, per decenni, hanno fatto da garanti di quell'ordine. L'Italia è stata il laboratorio della crisi: qui è nato il primo movimento basato su Internet arrivato al governo; ma anche quello dove, di quel movimento futuristico, rimane solo l'attaccamento a un potere che rischia di perdere per sempre. Viviamo una mutazione tecnologica che sta riallocando l'informazione in maniera radicale. E se l'informazione è potere, ne consegue, come in un sillogismo, che le stesse forme di esercizio del potere vanno riorganizzate. Le democrazie liberali sono in mezzo al guado: la tentazione strisciante è andare verso la Cina. L'unica strada per salvarsi, invece, è trovare - attraverso sperimentazioni intelligenti - forme di assunzione di decisioni collettive all'altezza del nuovo secolo. Di questo dovremmo parlare. L'errore tragico è quello di rimanere intrappolati nella battaglia di retroguardia tra chi difende lo status quo e chi fa finta di volerlo disintegrare.
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