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Il rebus dell'abuso d'ufficio

Altro scontro nella maggioranza gialloverde

Giancarlo Santalmassi 07/06/2019

Matteo Salvini con Attilio Fontana Matteo Salvini con Attilio Fontana Sull'abuso d'ufficio, controverso capitolo dello snellimento amministrativo che presto tornerà d'attualità, Salvini rischia il conflitto d'interessi. Prima delle elezioni disse che voleva abolirlo, ma così facendo favorirebbe un altro leghista, il presidente lombardo Attilio Fontana, accusato appunto di abuso d'ufficio. Intendiamoci, il problema esiste: oggi nessuno vuole più fare il pubblico amministratore perché come si muove incappa in quel reato. I numeri lo confermano. Le denunce per abuso d'ufficio rappresentano circa un terzo dei reati contro la Pubblica amministrazione, ma in maggioranza i fascicoli si chiudono con l'archiviazione. Quelli per i quali viene disposto il rinvio a giudizio si concludono con una condanna in meno del 20% dei casi. Il tema non è nuovo: la fattispecie di reato fu riformata, per meglio precisarla, nel 1990 e nel 1997. Una riforma, fra l'altro, che non mancò di creare polemiche poiché finiva per incidere sull'esito di alcuni noti processi in corso. Malgrado il testo adottato abbia provato a circoscrivere con precisione le condotte da punire, i problemi del passato, soprattutto per alcune interpretazioni giurisprudenziali, sono rapidamente ritornati.
 
Resta, infatti, molto difficile distinguere il fatto penalmente rilevante (caratterizzato dalla intenzionalità del vantaggio o del danno) dalle mere irregolarità amministrative. Il risultato è la cosiddetta "fuga dalla firma", che induce dirigenti e funzionari (ma talvolta anche l'organo politico) a non far uso del proprio spazio decisionale per timore anche solo dell'avvio di un'indagine penale, che rappresenta per il singolo funzionario un danno per il clamore mediatico che l'accompagna, seppure il processo si concluda poi con un'archiviazione o un'assoluzione. Quel timore finisce per trasformarsi anche in un comodo e spesso ingiustificato alibi per non assumersi le responsabilità cui si è chiamati, generando così quel blocco dell'attività amministrativa tanto deprecato dall'opinione pubblica. Che dice in materia il "contratto" giallo-verde? Personalmente non saprei. Si sa invece quello che dice Di Maio (magari con un fil di voce visti i risultati del voto europeo): "Stronzate".
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