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Confindustria tra sogni e realtÓ

Boccia chiede un Piano triennale per la crescita, Di Maio e Conte non affrontano i nodi controversi

Paolo Mazzanti 22/05/2019

Confindustria tra sogni e realtÓ Confindustria tra sogni e realtÓ Una lunga ovazione disperata ha accolto questa mattina il presidente Mattarella, con tanto di corazzieri, all’assemblea annuale di Confindustria. I tremila imprenditori stipati nell’auditorium Santa Cecilia si sono spellati le mani anche per sottolineare la relazione del presidente Boccia alla sua ultima performance (l’anno prossimo farà solo un saluto, ma la relazione la farà il nuovo presidente) preceduta da un filmato onirico, tra Blade Runner e Minority Report, in cui un ventenne del 2039 fa scorrere su uno schermo trasparente immagini di un’Italia futuribile con droni taxi nei cieli, grappoli di grattacieli di fronte al Vesuvio, container che dalle navi vengono caricate da robot sui treni veloci. Per arrivarci, Boccia propone un Piano triennale che punti al controllo di deficit e debito per far calare lo spread e ridurre gli interessi sul debito, misure per la crescita e la semplificazione e un programma shock per le infrastrutture. Ha distribuito garbate critiche implicite sia ai grillini (il passaggio sulla necessità della Tav Torino Lione è stato tra i più applauditi), sia e soprattutto ai leghisti (presenti in platea solo con la ministro Bongiorno): ha chiesto un’Europa più unita e più forte (che grazie ai bassi tassi, dal 2000 al 2018 ci ha fatto risparmiare “almeno 500 miliardi di interessi sul debito”); ha scongiurato di restare legati a Germania e Francia; ha invitato i politici a moderare toni e parole; ha chiesto un’immigrazione controllata; ha  persino  citato Papa Francesco, fischiato sabato scorso dalla Piazza Duomo leghista.
 
Di Maio e Conte hanno evitato accuratamente i temi controversi (nulla sulla Tav e quasi nulla su legge di bilancio e infrastrutture) e si sono rifugiati nell’ovvio. Di Maio ha fatto l’elenco della spesa delle cose fatte, dal Piano per l’export da 140 miliardi, all’abolizione del Sistri (il registro dei rifiuti industriali inviso alle piccole e piccolissime imprese), fino al rilancio dell’iperammortamento di Impresa 4.0, su cui il vicepremier ha ammesso di aver cambiato idea. Conte ha volato un po’ più alto: ha citato De Gasperi e il filosofo Levinas; ha detto che il governo è “europeista non acritico”; ha rivendicato le misure per ridurre le disuguaglianze “che sono un freno alla crescita”e ha annunciato che nella legge di bilancio ci saranno “oculate misure di spending review e riduzione delle agevolazioni fiscali”, rilancio dell’occupazione e riduzione delle tasse. Scettici applausi dalla platea.
 
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