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La "moderazione" di Di Maio

L'attacco a Salvini e la difesa dei conti pubblici

Riccardo Illy 16/05/2019

Luigi Di Maio Luigi Di Maio Dopo il primo colpo insidioso rappresentato dal Ddl sul conflitto d'interessi, che obbligherà la Lega a scegliere fra M5S e FI o a trincerarsi nell'astensione, Di Maio torna all'attacco del presunto alleato. Lo fa il giorno in cui lo spread, a seguito delle spericolate dichiarazioni di Salvini sulla opportunità di sforare sia il 3% di deficit sia il 140% di debito/Pil, ha toccato quota 290 avvicinandosi alla quota da allarme rosso di 300 punti base. Lo fa richiamando, senza citarlo, il "socio" alla sobrietà finanziaria per evitare il rischio di un tracollo. Molti hanno criticato Di Maio ricordando i tempi nei quali invocava il superamento dei vincoli europei; in effetti lo scorso anno, prima e dopo il voto, il M5S predicava la strategia "più deficit per ridurre il debito", una sorta di ossimoro finanziario. Può darsi che i critici abbiano ragione e che la moderazione e il rigore di oggi abbia solo finalità elettorali: screditare l'alleato/avversario agli occhi degli elettori più accorti e recuperare al M5S credibilità.
 
La mossa può però tradire anche una maturazione del M5S sul piano istituzionale e finanziario, ispirata verosimilmente dal ministro Tria. Anche i recenti sondaggi sull'umore degli italiani verso la Ue, che rimane a larga maggioranza favorevole, può aver favorito questa maturazione. La svolta rigorista può infine avere un obiettivo post-elettorale: se dopo il voto del 26 maggio si arrivasse a una crisi, la Lega non avrebbe alternative al voto, che però dovrebbe essere deciso dal presidente Mattarella. Il M5S invece l'alternativa ce l'ha e si chiama Pd; che, oltre a condividere con qualche distinguo il reddito di cittadinanza e la necessità di regolare meglio il conflitto di interessi, sulle questioni finanziarie è sulle posizioni (di oggi) del M5S. E' chiaro che fino al giorno delle elezioni sia il M5S sia il Pd negheranno ogni intenzione di fare un accordo (con un sistema proporzionale si fa così). Il giorno dopo la Lega ci penserà due volte prima di innescare una crisi. Ma se questa scoppiasse comunque il percorso di avvicinamento del M5S al Pd potrebbe sfociare in soluzioni sorprendenti.
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