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Le occasioni perdute di De Michelis (e dell'Italia)

La "rottamazione" fallita dei socialisti craxiani

Paolo Mazzanti 13/05/2019

Le occasioni perdute di De Michelis (e dell'Italia) Le occasioni perdute di De Michelis (e dell'Italia) Forse perché concentrati sui molti aspetti folcloristici del personaggio, i ricordi di Gianni De Michelis (scomparso a 78 anni venerdì notte nella sua Venezia) hanno poco sottolineato le intuizioni e le occasioni perdute della sua vicenda politica. L'"avanzo di balera", come l'aveva definito Enzo Biagi per sottolinearne la vita ingorda e spericolata tra discoteche, feste in maschera e stuoli di fanciulle disponibili, è stato un politico competente (era docente di chimica industriale) e innovatore, protagonista della "rottamazione craxiana" miseramente fallita con Tangentopoli. Fu De Michelis, lasciando la sinistra lombardiana, a garantire a Craxi la maggioranza nel Psi quando nel 1980 la vecchia guardia tentò di disarcionarlo prendendosi la rivincita sul ribaltone del Midas di 4 anni prima. Così, a 39 anni, De Michelis divenne il più giovane ministro della storia repubblicana fino ad allora, alle Partecipazioni statali nel governo Cossiga, poi al Lavoro nel governo Craxi e agli Esteri nel governo Andreotti. Fu un modernizzatore: da ministro del Lavoro scrisse la norma per superare la scala mobile, motore d'inflazione, su cui Craxi tentennava e lo spinse ad accettare la sfida del referendum voluto e perso dal Pci. Poi si accorse tra i primi che i conti pubblici stavano andando fuori controllo e propose una rigorosa riforma delle pensioni, che fu bloccata dai partiti e passò solo 10 anni dopo, col governo Dini. Se Dc e Psi gli avessero dato retta, la sua riforma previdenziale nel 1984-85 sarebbe stata assai meno dura per i cittadini e oggi il debito pubblico che ci affigge sarebbe assai meno pesante. Infine, da ministro degli Esteri, firmò insieme a Carli il Trattato di Maastricht, altra sfida di modernizzazione con cui ancora facciamo i conti.
 
La mancata modernizzazione di Craxi e De Michelis naufragò in Mani pulite, perché la dissennata sfida all'ultimo sangue tra Dc e Psi richiedeva grandi risorse finanziare, che causarono la corruzione sistemica. Lui stesso fu condannato in due processi e finì inseguito per le calli veneziane da cittadini inferociti che gli urlavano "onto" ("unto") per quei suoi capelli lunghi e lucidi esibiti come una bandiera contro la vecchia politica grigia, ideologica e bacchettona di Dc e Pci. Di lui ci restano Renato Brunetta, suo antico seguace veneziano, e tante occasioni perdute.
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