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Le convulsioni della campagna elettorale

M5s e Lega alzano i toni dello scontro per acchiappare qualche voto in pi¨

Riccardo Illy 15/04/2019

Matteo Salvini al Vinitaly Matteo Salvini al Vinitaly Anche se ufficialmente la campagna elettorale per le elezioni europee non è ancora cominciata, l’attivismo dei partiti di maggioranza si sta facendo frenetico. Ogni occasione, come il Vinitaly che in realtà con le elezioni ha poco a che fare, è buona per fare proclami miranti ad acchiappare qualche voto in più. Da un lato vengono avanzate promesse impossibili come la flat tax allargata che richiederebbe ulteriori ingenti risorse oltre a quelle già richieste per disinnescare la mina Iva contenuta nelle norme di salvaguardia. Dall’altro vengono lanciati siluri virtuali contro gli avversari sfruttando ogni pretesto; dal momento che la legge elettorale per le europee è proporzionale pura (con sbarramento al 4%) gli avversari sono tutti, anche gli alleati di governo. Non devono stupire quindi le critiche del M5S alla Lega che ha organizzato, sempre a fini elettorali, un incontro con i leader dei partiti nazionalisti (chissà perché i giornalisti li chiamano sovranisti) di altri paesi europei. Si è chiesto Di Maio come possa la Lega andare a braccetto con forze politiche che negano l’olocausto. L’obiettivo era duplice; da un lato denigrare l’alleato/avversario e dall’altro rassicurare il proprio elettorato che si potrebbe chiedere come può il M5S governare con un partito che a livello europeo si allea con i negazionisti. Salvini ha risposto con arguzia che quando il M5S è andato a incontrare i gilet gialli, violenti oppositori del presidente Macron, egli si era astenuto da ogni critica.
 
Che fra i due partiti di governo ci siano più differenze che affinità è noto a tutti; li tiene assieme la volontà di mantenere a ogni costo il potere nel mentre ciascuno cerca di accrescere il proprio consenso elettorale e poter fare poi a meno dell’altro. Le schermaglie nella pre-campagna elettorale non hanno l’obiettivo, che sarebbe peraltro una mission impossible, di ricomporre le divergenze valoriali e programmatiche dei due partiti. Bensì quello di breve termine di creare consenso ed evitare di perderne nei confronti del temporaneo alleato. Il fatto triste è che in questo scenario i temi veramente importanti, come le riforme necessarie a livello Ue per governare fenomeni globali come l’immigrazione, l’emergenza climatica o la competizione con Usa e Cina, non vengono nemmeno sfiorati. Temi che i partiti oggi all’opposizione cercano di proporre, venendo però messi nell’ombra dall’attivismo dei partiti di governo che, anche in virtù della loro abilità comunicativa oltre che del vantaggio di posizione, vengono privilegiati dai mezzi di informazione. C’è ancora tempo fino al 26 maggio, giorno delle elezioni; c’è da sperare che la campagna elettorale, anche grazie alla par condicio, prenda un’altra piega; ricordando quanto di buono fatto finora dalla Ue e proponendo quanto di buono può e deve ancora fare.
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