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Crollo demografico, le parole e le azioni

Il prossimo anno 70 mila allievi in meno nelle nostre scuole

Giulio De Caprariis 12/04/2019

Crollo demografico, le parole e le azioni Crollo demografico, le parole e le azioni Ha fatto scalpore la notizia che il prossimo anno ci saranno 70 mila bambini e ragazzi in meno nelle nostre scuole. In realtà è un processo che va avanti da anni, ed è uno degli effetti più visibili del costante declino demografico italiano. Il numero medio di figli per donna è arrivato a 1,32, valore sensibilmente inferiore alla soglia (2,1 figli) che assicurerebbe un livello stazionario della popolazione. Dal 2015 la popolazione residente è diminuita e tale diminuzione destinata a proseguire se non interverranno mutamenti di tendenza della natalità. Cambia drasticamente il rapporto tra generazioni: il rapporto tra numero di persone con più di 65 anni e quelle con meno di 15 era pari a 62 anziani ogni 100 giovani nel 1981 (ed era 16 nel 1871 !), nel 2018 è arrivato a 168,7. Le conseguenze di medio lungo termine sono ovvie, non solo e non tanto sulla sostenibilità finanziaria del welfare, dalle pensioni all’assistenza, ma sulle fondamenta stesse del sistema, la solidarietà tra generazioni, posto che a generazioni sempre meno numerose di giovani si chiede di sostenere generazioni sempre più numerose di anziani. Un potente fattore di ingiustizia intergenerazionale che si aggiunge a quello del debito pubblico che, con gli attuali parametri di crescita economica e di costo per il suo servizio, pure appare tendenzialmente insostenibile.
 
I rimedi sono noti: far crescere la produttività, aumentare il tasso di occupazione, in particolare dei giovani, delle donne, delle persone con più di 55 anni in grado di lavorare, riportare intorno a 2,1 il numero medio di figli per donna. Più in generale servirebbe dissipare il sentimento di incertezza e sfiducia sul futuro che da molti anni è andato aumentando. Tali politiche non sono in contraddizione tra loro: ad esempio, i paesi con più alti tassi di occupazione femminile e con buone politiche di conciliazione hanno anche tassi di fecondità più alti. L’altro giorno la Camera ha approvato una mozione sulle iniziative a favore della famiglia e per l'innalzamento della natalità. E’ un doveroso segnale di attenzione della politica, il punto è quel che si intende fare in concreto. Le cose viste finora, quota 100, l’aumento del debito, l’intenzione di fare della famiglia l’unità impositiva ai fini Irpef non lasciano ben sperare.
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