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Se la Cina Ŕ pi¨ vicina

I nodi del governo sovranista tra Pechino e Washington

Riccardo Illy 13/03/2019

Se la Cina Ŕ pi¨ vicina Se la Cina Ŕ pi¨ vicina Nella vicenda del Protocollo di Intesa Italia-Cina, che dovrebbe essere firmato il 22 marzo, vengono al pettine i nodi delle incongruenze della maggioranza gialloverde. Che non a caso è formato da un partito che guarda all'estrema sinistra e una all'estrema destra; accomunate da forti spinte nazionaliste e anti-europee, fino al limite dell'anti-democratico (quando a esempio propone l'introduzione del vincolo di mandato). Con gli altri nazionalisti, ad esempio con Trump, si può andare d'accordo solo quando si discute di "principi", come “America first” o “Italy first”: non appena si passa al merito, cioè all'applicazione dei principi, sorgono i conflitti. Trump ha introdotto qualche mese fa una serie di dazi anche nei confronti di paesi europei; graziando l'Italia. Oggi ci ammonisce a non firmare l'accordo con la Cina e se Conte lo firmerà lo stesso, è probabile che si rimangerà la grazia sui dazi. L'Italia esporta in Usa quasi tre volte più di quanto faccia verso la Cina; l'export verso l'America è cresciuto nel 2017 del 10%, quello verso la Cina del 22%. Di questo passo, tra 10 anni i dati si equivarranno. È improbabile che Conte, di fronte alle minacce di Trump, possa trovare una soluzione simile a quella che ha trovato per la Tav; dovrà scegliere fra l'accordo con la Cina o i dazi degli Usa. Ovvero fra un nazionalista e l’ altro.
 
 
Per favorire l'export occorrono infrastrutture, terrestri e portuali; sono quelle che la Cina si ripromette di finanziare in Italia, in particolare nel porto di Trieste. Va ricordato che il Lloyd Triestino (ora Italia Marittima) è la più antica compagnia di navigazione in attività ed è stata la prima a ottenere il permesso di Pechino a effettuare una rotta diretta Cina-Europa, evitando lo scalo obbligatorio a Hong Kong. Rispetto ai porti del Nord Europa, la rotta su Trieste fa risparmiare 5 giorni di navigazione alle merci, che arrivano nel cuore del Continente. Questo spiega le resistenze tedesche e olandesi all'accordo, che farebbe perdere traffici a Rotterdam e Amburgo. Con la legislazione italiana, rispettosa delle direttive europee, è pressoché impossibile per la Cina monopolizzare il porto di Trieste. Tutt'al più potrà ottenere dall'Autorità Portuale la concessione di un terminal. Così come una nuova rete ferroviaria, finanziata dai cinesi, continuerà ad essere accessibile a tutti gli operatori; come oggi la rete Rfi di Fs è accessibile a Italo. Diversa è la questione della trasmissione dati 5G, tecnologia che vede Huawei all'avanguardia: il timore è che chi realizza le reti per trasmettere i dati, li possa anche "leggere" facendo spionaggio industriale e violando la privacy. E qui viene al pettine un altro nodo. Se la Cina non fosse un paese "diversamente democratico" potremmo fidarci delle sue normative e della sua vigilanza su Huawei; come facciamo coi colossi Ict americani. Su questo tema andrà usata molta prudenza coinvolgendo nella trattativa l'Ue o addirittura spostandola a Bruxelles. Per un paese nazionalista sarà una scelta difficile, un altro nodo da sciogliere.
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