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La crisi infinita di Ama

ů e Roma seppellita dai rifiuti

Giuseppe Roma 18/02/2019

La crisi infinita di Ama La crisi infinita di Ama Probabilmente solo chi ha accesso alle stanze del potere capitolino può davvero spiegarsi le strane e intricate vicende che investono l’azienda municipalizzata dei rifiuti. Limitandoci ai fatti noti, le anomalie sono tante. Il Bilancio 2017 di Ama, presentato come prescrive la legge nel marzo 2018, non risulta ancora approvato in quanto Roma Capitale, unico proprietario al 100%, ha mandato deserte tutte le assemblee convocate per l’approvazione e nelle settimane scorse ha contestato una posta di 18 milioni, sui circa 700 milioni complessivi, per servizi cimiteriali che non intende riconoscere all’azienda. L’ente locale, infatti, è contestualmente azionista-proprietario e cliente dell’azienda attraverso un contratto di servizio che determina le prestazioni e i relativi compensi. Un meccanismo delicato che può diventare perverso, causando molte delle inefficienze connesse con il monopolio pubblico dei servizi locali. Il mancato bilanciamento d’interessi – il potere degli azionisti distinto da quello dell’utenza – finisce per esasperare il gioco politico. Quello dei rifiuti è in questo senso un terreno incandescente. Veniamo da un passato in cui il sistema era fortemente condizionato da un imprenditore privato come Cerroni. La Giunta Raggi nominò assessore al ramo Paola Muraro, consulente Ama proprio negli anni in cui imperava Cerroni, ma durò poco, da giugno a dicembre 2016. Da allora, fino alle dimissioni di qualche giorno fa, su suggerimento dei vertici genovesi M5S, la responsabilità  è passata a Giuseppina Montanari e in Ama a Lorenzo Bagnacani.
 
Il sistema rifiuti e del verde pubblico subisce, ora, una nuova discontinuità gestionale, la terza in meno di tre anni, con la città precipitata in una condizione inaccettabile quanto a pulizia, rimozione e smaltimento dei rifiuti. Tutti gli indici sono peggiorati soprattutto per la raccolta differenziata in strada e porta a porta. Sotto gli occhi di tutti è il degrado delle grandi ville, degli spazi di quartiere e delle strade alberate. L’impianto TMB (Trattamento Meccanico Biologico) del Salario, incendiato pochi mesi fa, dopo aver propagato per 7 anni miasmi, aspetta di essere sostituito. In definitiva, non si riesce a intravedere una strategia complessiva né una capacità di risolvere almeno le questioni più urgenti. E’ impensabile proseguire su una china tanto pericolosa che mette a rischio le condizioni igieniche di una grande metropoli, la salute e la stessa sicurezza dei cittadini.
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