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Tav, l'analisi costi-benefici della discordia

ůe attenzione ai rischi dei referendum

Giuseppe Roma 11/01/2019

Tav, l'analisi costi-benefici della discordia Tav, l'analisi costi-benefici della discordia Mentre l’inventore del M5S aderisce all’appello contro “pseudo scienziati, ciarlatani e fake news” firmando il “Manifesto per la scienza”, un altro esponente pentastellato annuncia il rilascio di un documento “scientifico” per stabilire se concludere o sospendere i lavori della Tav Torino-Lione. Le analisi tecniche possono aiutare a effettuare le scelte politiche se sono credibili e trasparenti, e realizzate con competenza e onestà intellettuale. Affermare, ad esempio, che i politici utilizzano sempre consulenti pronti a dargli ragione, nuoce al prestigio dei valutatori e provoca ulteriore confusione nell’opinione pubblica. C’è, tuttavia, un fondo di verità nella sovrapposizione fra analisi tecniche e scelte politiche, specie quando si valutano costi e i benefici di un investimento infrastrutturale. La ragione è molto semplice. Le infrastrutture sono interventi a “utilità differita nel tempo”, nel senso che i benefici dispiegheranno il proprio effetto per decenni, mentre i costi sono concentrati in pochi anni. Sono opere pubbliche non solo perché di interesse generale, ma anche perché difficilmente un privato potrebbe rientrare dell’investimento entro un orizzonte temporale compatibile con le sue aspettative. La finanza di progetto trova, per questo, un difficile impiego nelle grandi opere. La valutazione dei benefici implica, quindi, una certa dose di discrezionalità, di lungimiranza e di intenzionalità.
 
La Torino-Lione è una tratta di completamento su una direttrice europea di migliaia di chilometri, in un disegno di mobilità continentale indispensabile a connettere l’Ue. In questa logica, i benefici sono facilmente calcolabili: quanto vale un territorio dove cittadini e merci possono spostarsi rapidamente, a bassi costi e inquinando meno? E’ una scelta politica per rafforzare la coesione europea, che poco ha a che vedere col collegamento fisico fra la Val di Susa e la Valle del Bourget, o persino di Torino a Lione. I trasporti stradali rappresentano una delle principali fonti d’inquinamento, che determina il cambiamento climatico: è pensabile che l’autostrada dia più benefici che una ferrovia? E, infine, Torino città senza Fiat e senza lavoro, avrà più benefici a rimanere terminale di un sistema nazionale o ad affermare una nuova centralità rispetto all’Europa occidentale affacciandosi di là dalle Alpi? E il turismo dell’alta Val di Susa avrà più benefici a essere collegato con Parigi o solo con Cuneo? Non è detto che un referendum possa dare una sintetica risposta positiva a queste domande, stante la ventata di irrazionalità cui siamo sottoposti, ma, in nome della scienza , cerchiamo almeno di ritrovare un po’ di serietà.
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