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Decreto sicurezza e Global Compact

Il governo in conflitto con l'Onu sui migranti

Pia Saraceno 03/12/2018

Decreto sicurezza e Global Compact Decreto sicurezza e Global Compact L'approvazione con voto di fiducia del decreto sicurezza, allontana ulteriormente l'Italia dai principi del "Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration" (con grande ambiguità chiamato dal premier “Global Migration compact”). Anche se l’accordo non è giuridicamente vincolante, i principi a cui si ispira sono in netto contrasto con quanto già messo in pratica e sanzionato negli ultimi mesi dall’Alto Commissariato per i diritti umani dell'Onu. Le nuove norme danno legittimità a comportamenti più gravi. Due mesi fa il Premier Conte quando ne aveva promesso la firma all’Assemblea Generale Onu, aveva in modo ipocrita  ignorato le palesi contraddizioni con ciò che il suo governo stava non solo approvando con il decreto sicurezza  appena presentato al Parlamento, ma anche mettendo in pratica sotto le direttive del nuovo ministro dell’interno. Anche il nostro ministro degli esteri, quando ne aveva ribadito la volontà, solo pochi giorni prima il gran rifiuto di Salvini, ha puntato a non isolare l'Italia tentando di salvaguardare l'immagine più che la sostanza. L'Unhcr ha motivato in varie sedi e documentato al Governo il mancato rispetto delle obbligazioni in base al diritto internazionale siglate dall'Italia, condannando anche le campagne diffamatorie nei confronti delle organizzazioni umanitarie per il salvataggio in mare e quantificando in 169 gli episodi da marzo in poi di matrice razzista contro le persone  di origine africana e rom.
 
Nel corso dell’approvazione del decreto sicurezza in Parlamento l'Unhcr ha espresso poi le sue obbiezioni, concludendo tra l’altro che rimuovere le misure di protezione per migliaia di migranti e limitarne la possibilità di regolarizzazione aumenterà la loro vulnerabilità alle violenze ed allo sfruttamento con danno anche per i paesi d'arrivo. Salvini ignora i rilievi sollevati sul rispetto della convenzione di Ginevra, e sostiene che la firma dell’accordo implicherebbe "mettere sullo stesso piano migranti economici e politici” e favorirebbe un' “invasione”. Gli argomenti sono del tutto fuori contesto: la distinzione è ribadita nel punto 4 del Preambolo e la sovranità degli Stati ribadita al punto 7. L'accordo stabilisce una piattaforma di principi per favorire la cooperazione internazionale perché nessuno Stato può affrontare il fenomeno migratorio da solo. Vengono declinati  23 obiettivi a cui gli Stati dovrebbero ispirarsi tra cui: raccogliere dati per dare evidenza ai risultati delle politiche per governare l'immigrazione, minimizzare le condizioni avverse che spingono le persone a migrare, fornire dati ed informazioni su tutti gli stadi del processo migratorio, promuovere i canali regolari, assicurare che tutti i migranti siano in possesso di documenti legali d’identità, favorire percorsi di immigrazione regolare, facilitare l’integrazione nei tessuti sociali dove vivono e l'accesso a lavori decenti, fornire accesso ai servizi fondamentali, facilitare le rimesse economiche nei paesi d’origine, contrastare lo sfruttamento dei migranti, garantire un trattamento umano combattendo il razzismo e le percezioni distorte, rafforzare la risposta transnazionale al traffico di migranti, ecc. Salvini rifiuta l'intero pacchetto non vuole smentire ciò che con fatica è riuscito a far ingoiare ai suoi alleati e non intende controllare la deriva razzista che gli procura voti. La mano adesso passa al Parlamento, in tempi e modi del tutto indefiniti. Possibile, ancorché non facile che nella discussione parlamentare si trovino nuove maggioranze, anche sull’onda della presa di posizione del presidente della Camera. Ma si troverà poi la forza di modificare le leggi che li negano?
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