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Consob, son tornate le cavallette

Una brutta storia le dimissioni del presidente Nava

Riccardo Sabbatini 14/09/2018

Mario Nava Mario Nava Una brutta storia, cominciata male e finita peggio. Le dimissioni di Mario Nava da presidente della Consob è un altro ponte che crolla in questo sfortunato paese (per fortuna senza vittime). L’authority perde una guida di standing professionale elevato, in sintonia con il modo in cui in Europa si regolamentano i mercati finanziari e non è affatto certo che il suo successore sarà migliore. Come per Genova, le responsabilità gravano su diversi soggetti. In primo luogo Nava stesso, che aveva scelto modalità quantomeno irrituali per separarsi dagli uffici della Commissione europea (da cui proveniva) per la durata del suo mandato in Consob, comandato dalla Commissione, con obbligo di reporting alla stessa. Non è proprio il massimo per garantire sul piano formale l’indipendenza dell' autorità italiana.
 
Anche il governo Gentiloni porta la responsabilità del pasticcio. Se volessimo vedere in modo pragmatico l’altro lato della medaglia potremmo osservare che Nava, terminata la presidenza in Consob, sarebbe tornato a Bruxelles con un grado elevato di funzionario ed avrebbe continuato a servire l'Ue, ma anche gli interessi del nostro paese, assai povero di rappresentanti in Europa nei posti che contano. Ma non siamo più da tempo un paese pragmatico. Non lo è stato Nava che, non ha impostato diversamente le modalità del suo ingaggio in Consob quando ne aveva la possibilità, guardando al bene dell’istituzione che era stato chiamato a presiedere.
 
Tantomeno lo sono le forze politiche e gli esponenti del Governo che hanno condotto un pressing asfissiante per arrivare alle sue dimissioni. Ieri Luigi Di Maio, leader dei 5stelle ha esultato: “Vi prometto che nomineremo un servitore dello Stato e non della finanza internazionale”. Perche, Nava era subalterno a quest’ultima? Parli chiaro Di Maio perché non sta al bar e neppure negli spalti del San Paolo. Ed ora è già iniziato il totonomine. Per la coincidenza della scadenza della presidenza di Antitrust già si ipotizza che alla Consob potrebbe andare una persona gradita ai 5stelle, mentre all’autorità per la concorrenza un uomo della Lega. Sono tornati i democristiani? No, le cavallette.
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