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Ben oltre il copyright

Verso la socialmedia society

Domenico De Masi 13/09/2018

 Ben oltre il copyright Ben oltre il copyright Il Parlamento europeo ha approvato (con 438 si e 226 no) la riforma del copyright e la maggioranza dei commenti interpretano questo voto come una vittoria dei media tradizionali sui social media, dove i primi sarebbero precondizione di un’opinione pubblica correttamente informata, di una polifonia di opinioni, di una libera critica ai potenti, mentre i secondi sarebbero strumenti frammentari e senza filtri di una democrazia diretta che considera suddito ideale quello più disarmato e più inerme. Mentre gli editori hanno parlato di “grande giorno per la stampa indipendente e per la democrazia”, Di Maio ha dichiarato: “È una vergogna, stiamo entrando in uno scenario da Grande Fratello di Orwell”. Si può tentare, però, una lettura sociologica di questo voto europeo che eviti giudizi di valore e confronti azzardati circa la democraticità e l’onestà dei mass media da una parte e dei social media dall’altra.
 
Siamo in mezzo al guado di una trasformazione antropologica unica nella storia umana: il passaggio da una società fatta di “analogici” a una società fatta di “digitali”. Gli analogici sono prevalentemente anziani, poco avvezzi alle nuove tecnologie verso le quali nutrono più timori che speranze; i digitali sono prevalentemente giovani, addomesticati all’informatica e inclini ad accogliere tutte le trasformazioni comportamentali che ne derivano. Il fatto è che queste trasformazioni sono molto più rapide di quelle cui eravamo abituati. Mentre l’automobile ha richiesto 70 anni per raddoppiare la propria velocità, il  microprocessore, che sta alla base di ogni sistema informatico, raddoppia la propria potenza ogni 18 mesi. Ciò significa che il chip oggi contenuto nel mio cellulare, fra dieci anni sarà centinaia di miliardi di volte più potente. Di conseguenza, la “nuvola” informatica avrà trasformato il mondo intero in un’unica agorà: tele-apprenderemo, tele-lavoreremo, tele-ameremo, ci tele-divertiremo. Il concetto di privacy sarà scomparso quasi del tutto; sarà ormai impossibile dimenticare, perdersi, annoiarsi, isolarsi. E poi ci sarà l’intelligenza artificiale che oggi fattura 3miliardi di dollari e fra dieci anni ne fatturerà 40.000.
 
Come si vede, la questione è ben più complessa e inquietante della riforma del copyright. Qui si tratta di ridisegnare l’intera struttura sociale modificandola man mano che, per motivi anagrafici, i soggetti “digitali” avranno sostituito quelli “analogici”. I tempi di questa sostituzione sono calcolabili con buona approssimazione. Sappiamo, infatti, che Microsoft è nato nel 1975, il Web nel 1991, Google nel 1997, Skype nel 2003, Facebook nel 2004, Twitter nel 2006. Dunque, nel 2030 chi è nato nell’anno di Microsoft avrà 55 anni, chi è nato con il Web ne avrà 39, chi è nato con Google ne avrà 33, chi è nato con Skype ne avrà 27, chi è nato con Facebook ne avrà 26, chi è nato con Twitter ne avrà 24. Dunque, fra una diecina d’anni, i problemi sottoposti al voto dell’Europarlamento saranno di ben altra portata e il dilemma non sarà più tra vecchi e nuovi media, ma tra etica e disonestà all’interno dei trionfanti socialmedia.
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