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Promesse con le gambe corte

Dopo il dietrofront di Di Maio sull'Ilva

Paolo Mazzanti 12/09/2018

Luigi Di Maio intervistato da Lucia Annunziata Luigi Di Maio intervistato da Lucia Annunziata "Non si promette quel che non si può ottenere": è questa la più bruciante accusa scagliata contro i grillini dall'attore Michele Riondino, tarantino e leader dei "No Ilva", che ora chiedono le dimissioni ai parlamentari cinquestelle eletti a Taranto (dove il M5s ha preso il 47%) grazie alla promessa di chiudere l'acciaieria inquinante. E non valgono le giustificazioni farfugliate da Di Maio, che ha detto di aver scoperto solo dopo le elezioni che il contratto con Arcelor Mittal era già stato firmato e che la gara, per quanto "irregolare", non poteva essere annullata. Balle.
 
Erano tutte cose che si sapevano o si potevano facilmente verificare prima di promettere l'impossibile chiusura, tanto più dal Di Maio vicepresidente della Camera, che poteva chiedere lumi sulla gara allo Sviluppo economico e all'Avvocatura dello Stato. Troppo facile per i populisti promettere a vanvera la Luna per conquistare voti, salvo poi scoprire che gli impegni presi con gli elettori sono irrealizzabili. Per fortuna le promesse elettorali impossibili, come le bugie, hanno le gambe corte. E non vale solo per l'Ilva.
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