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Votare il presidente Rai? Il dilemma di Berlusconi

Per passare, Foa ha bisogno dei sei voti di Fi in Vigilanza

Paolo Mazzanti 31/07/2018

Votare il presidente Rai? Il dilemma di Berlusconi Votare il presidente Rai? Il dilemma di Berlusconi Era prevedibile che sulla ratifica del presidente Rai si sarebbe giocata una partita decisiva per la maggioranza e per il centrodestra. La nuova legge Rai prevede infatti che il presidente venga eletto dal Cda tra i suoi 7 membri (e anche qui oggi  potrebbe esserci qualche sorpresa), ma debba poi ottenere il "gradimento" dei due terzi della commissione parlamentare di Vigilanza. La ragione è chiara: poiché il presidente è organo di garanzia d'imparzialità della Rai, è giusto che venga scelto anche col concorso dell'opposizione. In concreto, M5S e Lega dispongono in Vigilanza di 21 voti e ce ne vogliono 27 (i due terzi appunto) per ratificare il presidente: quindi ci vogliono almeno 6 voti aggiuntivi dell'opposizione e guarda caso proprio Forza Italia dispone di quei 6 voti per far diventare presidente il candidato scelto da Salvini, il giornalista "sovranista" Marcello Foa.
 
Arriveranno quei 6 voti alla Vigilanza di domani? Per ora Fi ha detto no, sia perché Foa agli occhi delle opposizioni non incarna un profilo di garanzia, sia perché Lega e M5S se lo sono scelto da soli, senza coinvolgere le opposizioni, come la logica istituzionale della nomina coi due terzi avrebbe voluto. Salvini chiede a Berlusconi una prova di fedeltà di centro destra e afferma che in caso di "no", Fi si alleerebbe di fatto al Pd, con possibili conseguenze nei governi locali di centrodestra. Per contro, se Fi votasse Foa, magari in cambio di qualche posto tra i direttori di tg o reti, diventerebbe la ruota di scorta della maggioranza e indebolirebbe il tentativo di recupero tra ceti imprenditoriali avviato col no al decreto dignità. Un bel dilemma per Berlusconi e i suoi cari.
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