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La scuola non passa gli esami

Drammatico il divario tra Nord e Sud

Giuseppe Roma 06/07/2018

La scuola non passa gli esami La scuola non passa gli esami I test Invalsi in ambito P.I.S.A., il programma Ocse di valutazione internazionale degli studenti, dovrebbero far tremare le vene dei polsi dei governanti. Invece, dopo i rari commenti a seguito della presentazione dei rapporti annuali, se ne torna a parlare un anno dopo. Nel frattempo la scuola fa notizia per le rivendicazioni, spesso giustificate, dei docenti, per qualche ricorso al Tar di genitori arroganti e frustrati, per episodi di bullismo. Può un paese con un sistema educativo incerto e traballante essere competitivo quando l’economia dei paesi avanzati si basa sempre più sulle conoscenze e sui saperi? Inoltre, la stessa convivenza civile risulta a rischio se il corpo sociale, e soprattutto i giovani, mancano delle competenze basilari per formarsi un giudizio consapevole sul mondo che li circonda. Il Rapporto Invalsi 2017 mette a nudo la distanza molto preoccupante fra Sud il e il resto del paese, anche in questo campo. Prendiamo ad esempio la scuola secondaria di primo grado che una volta in modo più immediato e meno burocratico si chiamava scuola media. Gli studenti che risultano insufficienti in Italiano sono il 46% nel Sud e attorno al 28% nel Centro- Nord.In Matematica gli insufficienti meridionali salgono al 55% mentre il Nord –Est, che registra le migliori performance, resta a una quota del 28%. Per la comprensione dell’Inglese, poi, gli insufficienti del Sud salgono al 67%, mentre nel Centro –Nord sono meno di un terzo.D’altronde “inglese scolastico” in un curriculum vuol dire che il candidato la lingua straniere non la conosce.Sarebbe un paradosso in qualsiasi paese ma non da noi. 
 
Le diseguaglianze di apprendimento dipendono da molti fattori fra cui spicca il contesto familiare, sociale e urbano.I minori rendimenti nel Sud sono determinati, in misura doppia e a volte tripla che nel Nord, dalle differenze organizzative fra le scuole, e dalla qualità del corpo insegnante. Quindi un sistema frammentato, con standard disomogenei.Visto che molti insegnanti nel Nord provengono dal Sud, non è solo la professionalità dei docenti a dover essere migliorata, ma i metodi e l’organizzazione della didattica che non riescono più a fare dell’istruzione il principale meccanismo educativo del paese. Certo anche la mortificazione del merito nella vita lavorativa, contribuisce a depotenziare l’autorevolezza della scuola. Ma ripensare in modo meno dirigista e autoreferenziale il modello formativo potrebbe essere una vera rivoluzione.
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