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La partita doppia di Liberi e Uguali

Raccogliere voti alle elezioni ma soprattutto far perdere Renzi

Piero Ignazi 12/01/2018

Roberto Speranza e Pietro Grasso Roberto Speranza e Pietro Grasso Alle elezioni Liberi e Uguali gioca una partita doppia: dimostrare di avere un adeguato consenso e, allo stesso tempo (e soprattutto) mettere in crisi la gestione renziana del partito democratico. Mentre il primo obiettivo è tattico, il secondo è strategico. E quindi, per arrivare a quest'ultimo obiettivo – il vero bersaglio grosso – vanno scontati passaggi intermedi come quello della sconfitta dell'"usurpatore" alla guida del Pd. A tal fine, ogni azione che rafforzi la segreteria democrat è controproducente. Per questo ci sono tanti contrasti sul "soccorso rosso" ai candidati Pd alle regionali. Per quanto questo comportamento abbia una sua logica, manca un punto fondamentale. La catarsi prevede che poi, per ricostruire, arrivi una figura nuova, estranea ai vecchi conflitti, che guidi l'impresa rigenerativa.
 
I responsabili della disfatta non potranno mai essere accettati da coloro che sono rimasti nel Pd: saranno sempre considerati autori di un disastro. L'unica possibilità consiste in un ribaltamento di forze tra Pd e Liberi e Uguali, come quello che si è realizzato in Francia tra l'ex grande partito socialista e la formazione massimalista di Mélenchon (France Insoumise). Assai improbabile, allo stato dei fatti. Però, se la formazione guidata (per ora) da Pietro Grasso aspira a qualcosa di diverso da una "rifondazione comunista" anni 2000, non può che porsi in alternativa al Pd, senza cedere a pressioni da union sacrée contro il nemico. Anche perché non è chiaro quale sia il nemico per il Pd, visto che in quel mondo l'intesa con il pregiudicato Berlusconi sembra cosa naturale (e non un rospo indigesto da ingoiare a forza per evitare il collasso finanziario come nel 2013).
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