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Il Pd bicefalo

La strategia elettorale tra Renzi e Gentiloni

Paolo Mazzanti 11/01/2018

Paolo Gentiloni e Matteo Renzi Paolo Gentiloni e Matteo Renzi Quale sarebbe lo scenario pre-elettorale se Paolo Gentiloni, oltre che presidente del Consiglio, fosse anche segretario del Pd? Probabilmente il centrosinistra non sarebbe in difficoltà, ma potrebbe realisticamente sperare di conquistare la maggioranza del prossimo Parlamento. Se ne sta rendendo conto Matteo Renzi che ha messo il Pd e il Paese nei guai per la sua caparbia volontà di farsi riconfermare subito alla guida del Pd, anziché mantenere la promessa di lasciare almeno temporaneamente la politica dopo la sconfitta referendaria, e affidare a un altro renziano la segreteria del partito: Gentiloni, già intronizzato a Palazzo Chigi, sarebbe stato la personalità più adatta, anche per ricostituire l'unità di comando tra governo e partito.
 
Ora Renzi, di fronte al calo costante nei sondaggi nonostante i buoni risultati di Pil e occupazione, cerca di correre ai ripari e immagina una specie di Pd bicefalo per trasferire sul partito la popolarità di Gentiloni (45%). Ha chiesto al premier di partecipare alla campagna elettorale soprattutto in Tv (e lui ha diligentemente eseguito cominciando da Fabio Fazio) mentre il segretario dovrebbe concentrarsi sui social. Basterà? Ne dubitiamo. A questa strategia manca il tassello fondamentale: affermare solennemente che se il Pd e i suoi alleati dovranno indicare il prossimo premier a Mattarella, faranno il nome di Gentiloni, senza nascondersi dietro la cortina fumogena della “squadra”. Così, chi voterà centrosinistra saprà di votare per un governo Gentiloni bis. E molti elettori delusi da Renzi potrebbero tornare all'ovile.
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