Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Si Ŕ rotto l'ascensore socialeů

...ma anche quello delle idee

Francesco Grillo 05/12/2017

 Si Ŕ rotto l'ascensore socialeů Si Ŕ rotto l'ascensore socialeů Ha ragione il Censis quando sostiene che in Italia aumenta il rancore perché si è bloccata qualsiasi forma di ascensore sociale. È vero anche perché ciò succede proprio nello stesso momento nel quale, paradossalmente, le tecnologie rendono accessibile a tutti l’illusione di fare un salto virtuale nel benessere o di fare “amicizia” con i potenti. E, tuttavia, un problema nel problema è che a tuonare ciò debba essere, ancora una volta, il Censis. Nel 1967 Giuseppe De Rita aveva appena fondato il Centro di Ricerche Sociali insieme ad altri ricercatori di Svimez (altro glorioso osservatorio di una questione mai risolta). L’Uomo non era ancora sbarcato sulla Luna ed il Presidente del Consiglio era, per la terza volta, Aldo Moro. Mezzo secolo dopo aver conosciuto un periodo di straordinaria crescita che fece dei partiti e sindacati i cardini del sistema, ed un periodo altrettanto lungo di stagnazione dell’Italia e di mutazione del mondo che ha reso marginali quegli stessi “corpi intermedi”, è ancora il Censis sull’Italia (e la Svimez sul Mezzogiorno), a tracciare il quadro più istituzionale di cosa siamo diventati.
 
Viene potente il sospetto che l’ascensore sociale che si è bloccato non sia solo quello che porta gli individui da una classe ad un’altra. Si sono quasi congelati – ed è molto più grave – i canali attraverso cui una società rinnova il proprio patrimonio di idee. Ragioniamo delle questioni della modernità con le chiavi di lettura di un secolo che è finito da vent’anni. Si è consumata una desertificazione avvenuta in un Paese che pure ha fatto crescere, fino a qualche decennio fa, intellettuali (come Pasolini o Gramsci) capaci di avere influenza mondiale. È questo il veleno che ci sta disintegrando. I poveri rimangono poveri. E in televisione ci sono quasi sempre gli stessi e soprattutto dominano gli stessi schemi mentali. Pochi ragionano dei problemi provando a capire cosa imitare di altri sistemi e pochissimi capiscono che le tecnologie stanno ribaltando molti dei termini che abbiamo usato per decenni. La colpa non è forse di vecchi (che però talvolta fanno finta di essere ancora giovani). Ma soprattutto di giovani che, troppo spesso, sembrano nati vecchi perché non hanno mai provato ad accompagnare la carta d’identità con la visione nuova che la rivoluzione che stiamo vivendo esige. Non è fatta solo di produttività in declino, la malattia che dovremmo affrontare. Il buco è, soprattutto, intellettuale. Perché senza idee nuove, diventa velleitario, persino, chiedere alla politica di recuperare una leadership che non c’è più da tempo.
Altre sull'argomento
L'Italia del Censis, senza giunture
L'Italia del Censis, senza giunture
Dopo 50 anni Giuseppe De Rita ha passato il testimone al figlio Giorgio
Mezzogiorno in ripresa, ma...
Mezzogiorno in ripresa, ma...
SarÓ difficile recuperare il gap apertosi dal 2008
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.
Luigi Mastrobuono 06/12/2017 18:55
leggo da sempre In+, e questo articolo lo voglio commentare: Ŕ sacrosanto quello che dice Francesco Grillo! Anche le interpretazioni che ci vengono proposte del nostro Paese sono mature, parziali, sempre pi¨ frequentemente fuori centro. Soprattutto non riescono a leggere i movimenti diversi e nuovi, anche positivi, che si sviluppano.
E poi queste analisi le seguono e le conoscono sempre meno persone, o comunque persone e fasce sociali, ancorchŔ dirigenti, che non hanno pi¨ la forza di intervenire sulle tendenze reali che ci sono. La rappresentanza non Ŕ in crisi, intendendo questa come una fase passeggera che si concluderÓ un giorno grazie a leaders pi¨ carismatici e abili, come le squadre che attendono la prosima campagna acquisti per invertire la tendenza del proprio campionato. No, la rappresentanza ancora si raffigura nello schema degli anni '30 (artigiani, commercianti, industriali, agricoltori, e poi partiti che si richiamano a schieramenti ormai inesistenti: ma Ŕ ancora questo l'attuale processo produttivo dell'economia e del governare?!) non potrÓ recuperare con questa visione. Lo schema Ŕ saltato definitivamente, le tecnologie aiutano ed accelerano - non sono la causa ultima - ed il pensiero latita.

Un'idea per In+: trovare qualche millennial, che magari lavora in un altro Paese, che ogni tanto scriva il suo pezzo per dare una visione diversa di alcuni fatti.

Grazie per l'ospitalitÓ e buon proseguimento!
Luigi Mastrobuono