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Il segretario inamovibile

Renzi si appella al ôpopolo delle primarieö e non pu˛ essere rimosso da nessuno

Paolo Mazzanti 09/11/2017

Matteo Renzi Matteo Renzi “Per stendere Renzi bisogna sparargli”: nel titolo inqualificabile di Libero, da sanzionare come istigazione alla violenza, si nasconde un problema politico, cioè il fatto che il segretario del Pd, eletto da 1,3 milioni di simpatizzanti alle ultime primarie, è praticamente inamovibile. E questa è una grave anomalia in un sistema democratico, in cui ciascun soggetto politico dovrebbe poter essere rimosso con mezzi pacifici. Il nodo sta nelle primarie, vanto del Pd. Solo che le primarie dovrebbero essere utilizzate, come in Usa, per scegliere il miglior candidato alle cariche esecutive  (premier, presidente di Regione, sindaco). Se poi il candidato scelto con le primarie viene eletto, può sempre essere sfiduciato e rimosso dal Parlamento e dai consigli regionale e comunale: dunque non è inamovibile.
 
Purtroppo, con una gravissima sgrammaticatura istituzionale, il Pd ha utilizzato le primarie non solo per scegliere i candidati premier o sindaci, ma anche per eleggere il segretario del partito. Dunque per rimuoverlo ci vorrebbero altre primarie, ben difficili da ottenere prima della scadenza. Renzi, per sottolineare la propria inamovibilità,  continua a ripetere che lui risponde solo al “popolo delle primarie”, quasi fosse un nuovo soggetto costituzionale. Quindi oggi il segretario del Pd (e anche quello della Lega, Salvini, pure lui eletto con le primarie) è più inamovibile del presidente degli Stati Uniti, che può essere rimosso dal Congresso attraverso l’impeachment (come rischio’ di accadere a Nixon, che si dimise prima, e come rischia di accadere allo stesso Trump). E questa inamovibilità non è un bene, né per il Pd, né per la democrazia italiana.
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