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I 5 Stelle travestiti da sinistra

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 06/05/2019

I 5 Stelle travestiti da sinistra I 5 Stelle travestiti da sinistra Paolo Mieli, Corriere della Sera
“Apparentemente quelle tra Di Maio e Salvini sono nient’altro che insopportabili schermaglie in vista delle elezioni europee. In realtà quel che accade giorno dopo giorno è invece l’effetto di una interessantissima campagna elettorale con cui il M5S, forse in ritardo sui tempi, sta provando a rimontare una debacle annunciata”. Lo scrive sul Corriere della Sera Paolo Mieli. “Circa un mese fa – ricostruisce Mieli - Di Maio ha riaperto i giochi presentandosi, in evidente competizione con la sinistra, come il perno del contrasto all’ascesa salviniana”. In quest’ottica il «caso Siri» ha offerto a Di Maio un’opportunità strepitosa, “perché ha monopolizzato le attenzioni togliendo alla sinistra buona parte degli argomenti antigrillini in materia di giustizia che stavano montando col caso Diciotti. Così, a sorpresa – sostiene Mieli -, è rispuntato il feeling tra i Cinque Stelle e la parte più battagliera della magistratura. Feeling che al momento opportuno torna sempre utile alla parte politica che ne beneficia. Ma il capolavoro di Di Maio è stato, nei giorni attorno al 25 aprile, quello di riuscire a presentarsi come leader di un partito di governo che si richiama ai valori della Resistenza, un’occasione per mettere all’angolo Salvini indaffarato con CasaPound. Chi sembra aver capito il senso complessivo di questa complessa manovra politica è il nuovo segretario del Pd, che negli ultimi giorni ha aggiunto alla parte antisalviniana della propria campagna elettorale robuste denunce antigrilline. Se i democratici cresceranno fino a scavalcare i seguaci di Di Maio, per loro sarà una indispensabile boccata d’aria e il partito fondato da Grillo potrebbe tornare ad essere un bacino in cui il Pd andrà a ripescare i propri voti. Se questo non accadrà, il M5S potrà, ancorché ammaccato, riprendere la propria strada in compagnia della Lega. Felice per essersi salvato poco prima del tracollo, travestito in extremis da partito d’opposizione”.
 
Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Anche il direttore del Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla, sceglie il tema delle continue baruffe tra M5s e Lega. “Fino a marzo 2018, grillini e leghisti si insultavano. Poi sono andati al governo insieme ma hanno continuato a insultarsi. Ora il litigio è quotidiano, ma è quotidiana anche la rassicurazione che «l’alleanza durerà cinque anni». È insomma il governo di Casa Vianello, si litiga sempre ma non ci si lascia mai. Nell’ultimo mese, in particolare, sono i Cinque Stelle ad attaccare la Lega. Improvvisamente, dopo un anno di governo insieme, si sono riaccorti che i leghisti sono fascisti, razzisti e trogloditi. Ora, siccome la gente è fessa ma fino a un certo punto, tutti hanno capito che è soprattutto una strategia elettorale. Avendo visto che il potere logora solo loro, avendo insomma visto e rivisto sondaggi che li danno poco più che dimezzati mentre i leghisti raddoppiano, i grillini cercano di rifarsi una verginità, di tornare al movimentismo della prima ora, all’onestismo al giustizialismo e a tutti gli altri ismi che li portarono a vincere le elezioni. Insomma un tentativo in extremis – se non di cercare di ribaltare le posizioni a un mese scarso dal voto – quantomeno di contenere i danni. I leghisti, sapendo che il vento è dalla loro parte, cercano di non reagire troppo alle provocazioni, facendo solo sapere che la pazienza ha un limite. E quindi la domanda che tutti si fanno è ovvia: ma quanto potrà durare, questo governo, dopo le elezioni europee? Tutti pensano che durerà poco. Ma è molto probabile che dopo il 26 maggio i toni si abbasseranno, e M5S e Lega continueranno a governare insieme, un po’ perché nessuno ha voglia di mollare le poltrone, un po’ perché mancano le alternative. Resta da vedere, però, se gli italiani avranno ancora voglia di farsi prendere in giro”.
 
Michele Serra, Repubblica
I soldi c’entrano poco, Fabio Fazio è un bersaglio politico. Lo scrive su Repubblica Michele Serra a proposito dei continui attacchi di Salvini al conduttore tv. “Cambia tutto, gli inquilini dei Palazzi, le stagioni della politica, i gusti di massa, le gerarchie sociali. Quello che non cambia mai è lo sciagurato destino della Rai, in teoria azienda di pubblico servizio, nella prassi territorio di conquista dei partiti e bottino dei potenti. Ieri per la settantesima volta il vicepremier Salvini ha attaccato pubblicamente Fazio, tra gli sghignazzi entusiasti della sua claque. Un bersaglio da indicare all’odio e al disprezzo, con l’aggravante che a gridare “dagli!” è il ministro degli Interni, almeno teoricamente addetto a calmierare l’odio politico. È una campagna ossessiva, un’intimidazione politica di un uomo molto potente contro un conduttore televisivo che considera avversario, o comunque non conforme ai suoi gusti. Il pretesto formale (Fazio guadagna troppo rispetto al codice etico previsto per i dipendenti pubblici) è, appunto, formale: decine di professionisti, in decine di casi (uno per tutti, il festival di Sanremo) vengono pagati dalla Rai in deroga a quanto stabilito. Ovvero parecchio di più. Vale o dovrebbe valere, in quei casi, una valutazione costi-ricavi che è di stretta pertinenza aziendale. Punto e basta. Una delle battute preferite di Salvini è che Fazio guadagna in un mese quello che lui guadagna in un anno. Non conosco i rispettivi stipendi. Ma avendo lavorato per molti anni con Fazio posso dire che dedica alla sua trasmissione molto più tempo di quello che Salvini dedica al suo ministero. Urge, dunque, un ricalcolo dei rispettivi emolumenti alla luce del lavoro effettivamente svolto. La questione costi-ricavi non riguarda solo i conduttori della Rai, riguarda anche i ministri”.
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